Keystone
REGNO UNITO
13.02.19 - 12:110
Aggiornamento 16:35

Aziende fanno pressing su May: «Che succederà in caso di no deal?»

Secondo una lettera congiunta inviata alla Camera del commercio sono molti i quesiti ancora irrisolti soprattutto riguardanti le dogane

LONDRA - Cresce l'allarme nel mondo britannico degli affari per l'eventualità d'una Brexit no deal, un traumatico divorzio senza accordo dall'Ue.

Lo conferma la lettera aperta inviata dalle aziende aderenti alla British Chamber of Commerce (Bcc) alla premier Theresa May con la richiesta imperativa di maggiori delucidazioni al riguardo da parte del governo Tory.

Le imprese, come spiega il direttore generale della Bcc, Adam Marshall, citato dal Guardian, lamentano carenza di risposte su 20 quesiti cruciali, riguardanti in particolare l'introduzione di dazi d'importazione ed esportazione e di nuovi controlli di frontiera e procedure doganali che un simile scenario potrebbe portare con sé.

Per ora gli imprenditori sono costretti «a navigare da soli nei dubbi senza informazioni né chiarezza», denuncia Marshall. I timori - scrive il Guardian - sono quelli d'un impatto immediato «catastrofico» per alcuni settori dell'economia del Regno in caso di taglio netto con Bruxelles il 29 marzo, data prevista per la formalizzazione della Brexit. Ma soprattutto di un'incertezza protratta.

Ford: «Rischio di una catastrofe» - La Ford considera potenzialmente "catastrofico" per le attività manifatturiere dell'azienda nel Regno Unito l'ipotesi di una Brexit no deal, un taglio netto dall'Ue senz'accordo. Lo sottolineano fonti interne all'impresa citate oggi dalla Bbc, pur rifiutandosi per ora di confermare le indiscrezioni pubblicate dal Times secondo cui il colosso Usa avrebbe intensificato i preparativi per il possibile trasferimento di linee di produzione di veicoli fuori da Regno.

In una nota si sottolinea del resto come Ford abbia ripetutamente messo in guardia il governo May dai rischi di una hard Brexit, e sia pronta a fare «tutto il necessario per proteggere la competitività del proprio business sul mercato europeo». Ford impiega al momento 13'000 persone negli stabilimenti di Bridgend, Dagenham, Halewood e Dunton.

Analoghi messaggi d'allarme - accompagnati da voci di piani di possibile smobilitazione d'impianti dalla Gran Bretagna - sono arrivati di recente da Jaguar-Land Rover (gruppo Tata), Toyota, Nissan e altri costruttori del settore auto.

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