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STATI UNITI
27.11.18 - 07:080

Guerra dei dazi: il mirino di Trump anche su iPhone

Il presidente alza i toni in caso di mancato accordo con la Cina. Doccia fredda per Apple che perde il 2% a Wall Street nelle contrattazioni after hours

WASHINGTON - Donald Trump alza i toni contro la Cina. A pochi giorni dal G20 e dall'atteso faccia faccia con il presidente Xi Jinping il tycoon avverte: se non ci sarà accordo, gli Stati Uniti imporranno dazi su tutto il Made in China. Nel mirino potrebbe finire anche l'iPhone.

Il presidente americano non esclude infatti dazi sullo smartphone prodotto in Cina e suggerisce ad Apple e alle altre società americane di produrre negli Stati Uniti. Immediata la reazione della borsa: i titoli della società di Cupertino nelle contrattazioni after hours a Wall Street arrivano a perdere il 2%.

«Forse, forse» dice Trump in un'intervista al Wall Street Journal riferendosi alla possibilità di dazi sull'iPhone. «Dipende dall'ammontare» delle tariffe: «se saranno al 10%, i consumatori potrebbero sopportarle tranquillamente» spiega Trump.

Le parole del presidente sono una doccia fredda per Apple e per Corporate America e seguono le critiche mosse da Trump a General Motors. «Dovrebbe smetterla di produrre auto in Cina: dovrebbe produrle invece negli Stati Uniti» ha spiegato il presidente commentando la riorganizzazione della casa automobilistica.

I toni duri di Trump mostrano anche come le trattative con Xi per un accordo commerciale siano tutte in salita. Minacciando di colpire tutto il Made in China con dazi in caso di mancanza di un'intesa, Trump mette in evidenza come sia probabile che gli Stati Uniti andranno intanto avanti con l'aumento dei dazi al 25% su 200 miliardi di prodotti Made in China.

È «molto improbabile» che Trump possa accettare la richiesta di Pechino di non procedere con il rincaro. Un accordo ci sarà - taglia corto Trump - «solo se la Cina aprirà il paese alla concorrenza americana».

Commenti
 
GI 6 mesi fa su tio
beh in campo immobiliare potrebbe costruire i suoi palazzi negli States, smontarli, spedirli e rimontarli in Cina....il tutto, manco a dirlo, con soli operai "suoi connazionali"....
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