BURKINA FASO
01.10.18 - 06:000

Quella faccia del Fairtrade che non ti aspetti: 8 ore a spaccare noci

Se il marchio ecosolidale spesso è sinonimo di equo compenso per chi coltiva e produce non sempre è vero per chi lavora il prodotto, ma c'è chi ci prova

BOBO-DIOULASSO - È il 2018 ma sembra di essere nel 1750: una tavolata di metri e metri di operai armati di martello che spaccano, aprono, e sbucciano gli anacardi. Questo per otto ore al giorno.  Succede nell'azienda svizzera Fairtrade Gebana che coltiva e lavora gli anacardi in loco retribuendo la popolazione locale.

Un'ingiustizia? Forse no, considerando che l'alternativa utilizzata da marchi non "Fair" è quella di inviare il raccolto in Asia, più precisamente in Vietnam, dove il lavoro viene svolto con l'ausilio di macchinari. In questo modo si riescono ad abbattere il prezzi, che è una cosa fondamentale per i grossisti europei.

La scelta di Gebana è quindi oculata: investire in Africa per evitare migliaia di chilometri di spostamenti prima che i loro prodotti finiscano... nella bocca del consumatore. In questo modo, inoltre, si creano posti di lavoro sul territorio. Agli operai africani solitamente viene corrisposto il salario medio minimo, ma questo - in realtà - non sempre è possibile.

Anche il marchio-principe per il Fairtrade, Max Havelaar, non sempre è in grado di garantire un'equa retribuzione: questa viene corrisposta agli agricoltori e ai coltivatori ma non sempre a chi si occupa di lavorazioni ulteriori del prodotto. «Purtroppo è impossibile garantire un giusto compenso su tutta la filiera, se dovessimo farlo i prodotti sarebbero estremamente più costosi», spiega il portavoce di Max Havelaar Patricio Frei.

Questo articolo, originariamente apparso su 20 Minuten, è stato realizzato durante un viaggio in Burkina Faso organizzato da Gebana.

Commenti
 
Laura Bernasconi 8 mesi fa su fb
Che gia sono piu cari degli altri !!!!
Ctg 8 mesi fa su tio
Ci mancava anche di dover leggere le considerazioni di questa scienziata! Ma vai tu a lavorare!
sedelin 8 mesi fa su tio
signora isabel strassheim, qui si lavora più di 8 ore al giorno (42h settimanali); meglio mantenere la situazione com'è, almeno si dà lavoro e dignità a questa gente PIUTTOSTO CHE LA FAME LI SPINGA A FUGGIRE IN EUROPA!
Meiroslnaschebiancarlengua 8 mesi fa su tio
Otto ore al giorno sono una giornata lavorativa standard. Quando lavoravo alla fattoria di mio padre, a dagli 11 ai 19 anni lavoravo 11-12 ore al giorno tutta l'estate e i miei genitori 11-12 ore al giorno 6 giorni alla settomana tutto l'anno. E non era il 1750. Dalla foto, non sembra che sia poi il lavoro più faticoso del mondo. In conclusione, se non avete niente di intelligente da scrivere, non scrivete.
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