ITALIA
21.05.15 - 18:590
Aggiornamento : 30.08.18 - 09:05

Crescono le diseguaglianze sociali

Il 14,3% della ricchezza è in mano all'1% della popolazione

ROMA - In Italia, le diseguaglianze economiche e sociali si sono fatte più marcate con la crisi, soprattutto perché la fascia più povera della società ha visto le sue risorse e il suo reddito ridursi nettamente. La ricchezza nazionale netta - rileva un rapporto Ocse - è molto concentrata nella parte alta della graduatoria di reddito, con l'1% più ricco che da solo ne detiene il 14,3%, tre volte di più di quanto ne detiene il 40% più povero (4,9%).

Un gap che negli anni della crisi si è allargato, perchè la perdita di reddito disponibile per le fasce più svantaggiate della popolazione è stata quattro volte più intensa di quella registrata dalle fasce più elevate (-4% per il 10% più povero, -1% per il 10% più ricco).

Questo divario si spiega in parte con l'aumento della diffusione dei posti di lavoro 'non standard' (lavoro autonomo, tempo determinato, part time), e con la netta inferiorità dei guadagni che questi offrono. Una tendenza che, sottolineano dall'Ocse, è legata a "problemi strutturali sviluppatisi ben prima della crisi", e che questa ha contribuito ad aggravare.

L'aumento del tasso di occupazione tra il 1995 e il 2007, del 26,4%, è infatti in gran parte rappresentato da posti di lavoro 'atipico' (23,8), e solo in minima parte da posti fissi (2,6). Inoltre, sottolinea il direttore della sezione Lavoro dell'Ocse, Stefano Scarpetta, a margine della presentazione del rapporto, "in Italia i contratti temporanei sono più precari che in molti altri Paesi", e garantiscono una remunerazione "molto inferiore" rispetto al tempo indeterminato.

Se si fissa a 100 il guadagno medio del lavoratore con posto fisso, quello del lavoratore 'atipico' si ferma a 57, con grosse disparità tra le varie categorie (72 per un autonomo, 55 per un contratto a termine full time, 33 per un un contratto a termine part time). Il tasso di povertà è inoltre ben più elevato tra le famiglie di lavoratori atipici, al 26,6%, contro il 5,4% per quelle di chi ha un posto fisso. In generale, in Italia la povertà è aumentata in modo "molto marcato" durante la crisi, con un passo avanti di 3 punti tra 2007 e 2011, il quinto più ampio nell'area Ocse.

L'Italia resta però virtuosa sul piano dell'indebitamento privato: la percentuale di famiglie indebitate è la più bassa tra i Paesi Ocse, il 25,2%, e l'incidenza del sovra-indebitamento rimane ridotta, con solo il 2,3% delle famiglie con un rapporto debito-asset superiore al 75% e solo il 2,8% con un rapporto debito-introiti superiore a 3.

ats ansa

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