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23.12.21 - 21:070
Aggiornamento : 21:38

Colpevole l'agente che uccise un ventenne afroamericano

L'episodio era avvenuto lo scorso 11 aprile a Minneapolis

WASHINGTON - Kim Potter è colpevole dell'omicidio del ventenne afroamericano Daunte Wright, avvenuto lo scorso 11 aprile. Dopo 27 ore di camera di consiglio, la giuria ha stabilito la colpevolezza dell'ex agente di polizia, che ora rischia decenni di carcere. Presente in aula Potter è rimasta impassibile nell'ascoltare il verdetto, poi è stata ammanettata e portata via.

Un comportamento quindi molto diverso dalle lacrime straziate della sua ultima testimonianza davanti alla corte, quando l'ex agente scoppiò in un pianto senza sosta per quello che ha più volte definito un tragico errore, ovvero aver confuso la pistola di ordinanza con il taser. Potter è stata giudicata dalla giuria (ma solo 12 giurati hanno deciso di esprimere un verdetto) colpevole per entrambi i capi di accusa, omicidio di primo e secondo grado, per i quali rischia rispettivamente fino a 10 e 15 anni di carcere. La condanna per l'ex agente, 49 anni, è attesa per le prossime settimane.

Dopo aver ascoltato ben 33 testimoni in tre settimane di dibattimento processuale, è passata quindi la tesi dell'accusa che ha puntato sulla grave negligenza dell'ex agente nonostante il suo addestramento con le armi da fuoco.

«Il sistema giudiziario ha offerto una qualche forma di giustizia per una morte senza senso», afferma il legale della famiglia di Daunte Wright. Il ventenne americano è stato ucciso l'11 aprile del 2021 a Minneapolis: gli agenti lo avevano fermato al volante perché aveva la targa scaduta e perché aveva nella sua auto, nonostante fosse illegale, un Arbre Magique attaccato allo specchietto retrovisore. Dopo essersi avvicinati alla vettura e aver scoperto che su Wright pendeva un mandato di arresto per possesso di arma senza licenza, gli agenti hanno cercato di arrestarlo. Wright si è opposto e cercato di sottrarsi a uno dei poliziotti che tentava di ammanettarlo, e così Potter ha tirato fuori quello che pensava fosse il taser e ha gridato «Taser, taser» prima di aprire il fuoco. Quello che aveva in mano però non era il taser ma la pistola di ordinanza, con la quale aveva ormai sparato a Wright nel petto uccidendolo. Una volta realizzato l'errore Potter - emerge dai video - ha gridato e si è buttata a terra. «Andrò in prigione. Ho ucciso un ragazzo», disse.

«Tutti possono commettere errori. Nessuno è perfetto. Questa donna ha commesso un errore e un errore non è un crimine», hanno ripetuto i legali di Potter in aula. Ma la tesi non è passata e l'ex agente trascorrerà il Natale in carcere in attesa della sentenza definitiva del giudice.

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