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Burkina Faso
21.12.21 - 13:320

Nella strage di Solhan erano i bambini a sparare incitati dalle donne

200 persone sono state uccise. Gli assalitori non sono stati identificati. Gli abitanti hanno paura del proprio governo

L'esercito non ha aiutato la popolazione. Appena ha ripiegato su un'altra città, il gruppo armato ha di nuovo attaccato

SOLHAN - Ragazzini addestrati alla violenza, una miniera d'oro e un massacro studiato nei dettagli. Lo scorso mese di giugno il dipartimento di Solhan veniva attaccato e saccheggiato per due notti consecutive. Il bilancio ufficiale delle vittime sfiora le 200 unità.

Non c'era esercito, non c'erano aiuti, non c'era nessuno. Al Qaida e Isis si incolpano a vicenda e resta ancora un mistero chi fosse davvero quel gruppo armato che per 48 ore ha tenuto sotto assedio una città. Dalle testimonianze raccolte da degli inviati della Cnn si evince che chi sferrò l'attacco in quelle notti aveva peculiarità proprie di entrambe le organizzazioni terroristiche basate sul fondamentalismo islamico. Ma ciò che più ha lasciato sotto shock chi è sopravvissuto erano i bambini, di forse 12 anni, addestrati a uccidere, incitati dalle donne che urlavano: «Bravo! Vai! Come spari bene!».

Il territorio del Burkina Faso è cosparso di miniere d'oro. Queste sono una ricchezza e un problema. Il ministro dell'energia e delle miniere dello stato, Bachir Ismael Ouédraogo, ha affermato che ogni anno il Paese perde 20 tonnellate d'oro a causa dell'estrazione e delle esportazioni informali, ovvero tutte quelle attività legate agli scavi non autorizzate dalle autorità che vengono perpetrate soprattutto dall'Isis. In termini di mercato corrente, il Burkina Faso ha perso un miliardo di dollari americani.

Sotto la terra di Solhan c'è molto oro. E se, nella veduta d'insieme, il ricco minerale è una problematica per lo stato, su piccola scala i danni possono essere enormi. Tant'è che Solhan è dotata di una milizia, i Volontari per la Difesa del Paese, che si occupa della sicurezza. Ma né loro, né l'esercito, che era stato avvisato di un possibile attacco, ma non potendo definire se si sarebbe svolto a Solhan o Sebba, è rimasto nella seconda, erano presenti la notte del quattro giugno scorso.

La prima fase dell'attacco aveva come obiettivo principale le miniere. Come raccontato da un testimone, «la maggior parte dei minatori dorme sul posto». C'è chi è stato ucciso nel sonno e chi mentre lavorava, bloccato nel pozzo. Quando gli assalitori sono entrati in città, hanno dimostrato, spiega un altro testimone, di aver studiato nei minimi dettagli ciò che dovevano fare. Perché le indicazioni erano mirate: le case in cui sono entrati erano state scelte. Ci sono bambini e neonati che sono stati rapiti dopo che i genitori sono stati uccisi.

Il mattino dopo è arrivato l'esercito, che è partito al calar della notte. Il gruppo armato aveva ripiegato all'alba e si era probabilmente nascosto nella boscaglia, dove avrebbe aspettato ulteriori istruzioni. Durante la notte sono tornati e con la scia di morte hanno portato saccheggio e distruzione. Un sopravvissuto ha raccontato che «sono entrati nelle case. Hanno bruciato tutto. Dai negozi hanno preso vestiti, bevande e soldi». Una clinica e intere file di edifici sono state devastate e distrutte.

Il governo crede che dietro l'attacco ci sia un'affiliata di Al Qaida, ma un funzionario americano dell'intelligence ha spiegato che sembrava essere un gruppo formato da una partnership di jihadisti locali. Ciò che grava sul cuore degli abitanti del luogo è la paura del loro stesso Paese: «Non appena l'esercito è partito, sono tornati».

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