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François Hollande ha testimoniato al processo per gli attentati del 13 novembre 2015.
FRANCIA
10.11.21 - 18:400

François Hollande assicura che è stato «fatto il possibile» per evitare gli attacchi del 13 novembre

L'ex presidente francese è stato chiamato a testimoniare da un'associazione delle vittime

PARIGI - Un testimone d'eccezione al processo sugli attentati del 13 novembre 2015 a Parigi: l'ex presidente francese François Hollande. Lo ha chiamato in aula l'associazione delle vittime Life for Paris, con lo scopo di fare luce sullo stato della minaccia terroristica in Francia all'epoca.

Presenza non prevista allo Stade de France - Chiamato alla sbarra, ha ricordato gli avvenimenti di quella serata e spiega che, nei suoi piani originari, non avrebbe dovuto presenziare alla partita Francia-Germania allo Stade de France. Ci andò dopo aver appreso della presenza del «Ministro degli Esteri tedesco e amici». Era quindi all'interno dello stadio al momento dell'esplosione. «Quando è risuonata la prima detonazione, ho subito capito che ci si poteva trovare di fronte a un attacco. Alla seconda esplosione non ho avuto più dubbi».

Una volta giunto al quartier generale della sicurezza, Hollande ha appreso degli attacchi ai locali e al Bataclan, rendendosi conto di essere di fronte a «un'operazione importante». Dopo aver dato istruzioni di far proseguire la partita («Il pericolo era fuori, non dentro»), l'allora presidente ricorda di aver «preso una prima decisione per convocare il Consiglio dei ministri per dichiarare lo stato di emergenza, una seconda per chiudere le frontiere per impedire la fuga dei terroristi e una terza decisione per rilasciare gli ostaggi al Bataclan».

Gli attacchi non potevano essere evitati - Una domanda è sorta spontanea in molti: gli attacchi potevano essere evitati? «Abbiamo fatto tutto il possibile per seguire queste persone, ma purtroppo non avevamo le informazioni che sarebbero state decisive per prevenire gli attentati del 13 novembre» assicura Hollande. I servizi di sicurezza non erano a conoscenza di quali «luoghi sarebbero potuti essere obiettivi». I servizi hanno lavorato intensamente per prevenire e sventare possibili attacchi jihadisti: «Hanno fatto di tutto per individuare, identificare, neutralizzare» i terroristi. «Le persone le conoscevamo ma non potevamo immaginare che stessero già agendo».

«Ogni giorno eravamo sotto minaccia, il 12 novembre come avremmo potuto essere il 14» afferma Hollande. «Sapevamo che c'erano operazioni in preparazione, che i leader di cui ora conosciamo i nomi stavano preparando attacchi. Non so dove o come avrebbero colpito».

La risposta ad Abdeslam - Hollande ha poi replicato indirettamente a Salah Abdeslam: il superstite dell'attacco aveva giustificato la decisione di colpire la Francia come risposta all'intervento militare in Siria. «Il commando che si stava preparando ad attaccarci si è preparato ben prima che io dessi l'ordine d'intervenire in Siria» sottolinea. Non regge nemmeno la teoria dell'attacco contro le popolazioni civili, aggiunge l'ex inquilino dell'Eliseo. «Bombardare cosa, bombardare chi? Non popolazioni civili, solo campi di addestramento».

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