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STATI UNITI
06.10.21 - 18:490
Aggiornamento : 07.10.21 - 06:44

Giustiziato Ernest Johnson, inutili gli appelli del Papa e dei suoi avvocati

Il 61enne era stato condannato a morte nel 1995. La sua è stata una lunghissima parabola giudiziaria

BONNE TERRE - Era il 12 febbraio del 1994. Quel giorno Ernest Johnson, facendo visita in un negozio nei dintorni di Columbia, nello stato del Missouri, diede il via alla sua "parabola" criminale. La sua visita, sotto l'effetto di stupefacenti, si concluse con una rapina e la brutale uccisione di tre impiegati dell'emporio. Quella parabola si è conclusa ieri alle 18.11, ora locale, nella stanza delle esecuzioni del carcere di Bonne Terre, dove - 27 anni e qualche mese dopo - Johnson ha ricevuto l'iniezione letale.

A nulla sono valsi i ripetuti tentativi dei suoi legali, "appoggiati" anche dagli appelli di Papa Francesco - che la scorsa settimana aveva scritto in persona al governatore Mike Parson, senza però sortire alcun effetto -, per riuscire a salvare il 61enne dal suo appuntamento con il boia. Una linea motivata dalla presunta disabilità mentale che i suoi avvocati hanno, a più riprese e per anni, tentato di dimostrare.

Tre omicidi brutali, l'arresto e la condanna
Riavvolgiamo quindi i nastri al 13 febbraio 1994, il giorno successivo ai tre omicidi. Quello in cui vennero rinvenuti i corpi senza vita di Mary Bratcher, Mabel Scruggs e Fred Jones presso il Casey's General Store, segnati dalla violenza da cui erano stati travolti. Su di loro i segni di colpi d'arma da fuoco, delle coltellate e delle percosse subite. Gli inquirenti arrivarono rapidamente a Johnson, che l'anno successivo fu ritenuto colpevole dei tre addebiti di omicidio di primo grado e condannato per essi alla pena di morte. A quel punto prese il via un lungo percorso legale, tra sentenze ribaltate e conferme di pena.

Nel 1998 la Corte suprema del Missouri capovolge tutto, stabilendo che gli avvocati avrebbero dovuto chiedere un parere medico sulle condizioni dell'imputato, che aveva agito sotto l'effetto di cocaina, e che la testimonianza avrebbe potuto far virare la richiesta di pena verso l'ergastolo. Nel 1999 però Johnson viene di nuovo condannato a morte. Nel 2002 è il turno della Corte suprema degli Stati Uniti, che si esprime stabilendo come gli Stati non possano giustiziare una persona che risulta affetta da disabilità mentali. La Corte suprema statale concorda con il principio ma ritiene che nel caso di Johnson non siano stati presentati sufficienti argomenti per dimostrare un effettivo deficit mentale. E questo nonostante il parere di un medico che aveva fissato il suo quoziente intellettivo tra 70 e 75 e aveva rilevato in lui un caso di sindrome alcolica fetale, legata all'eccessivo consumo di alcol della madre durante la gravidanza. Il caso viene affrontato nuovamente nel 2006. L'esito sarà lo stesso anche questa volta: condanna a morte.

L'iniezione letale, il gas, il plotone d'esecuzione...
Quasi un decennio dopo - durante il quale Johnson viene anche operato, nel 2008, per un tumore al cervello - lo stato del Missouri avvia i preparativi per l'esecuzione e fissa la data al 3 novembre 2015. Tutto però si congela quando i suoi legali iniziano a presentare istanze per fermare l'esecuzione, scomodando in particolare l'ottavo emendamento della Costituzione americana che vieta di fare ricorso a pene eccessivamente crudeli. Una decisione motivata dalla sua condizione medica che lo avrebbe, a loro dire, esposto a enormi sofferenze in caso di somministrazione di pentobarbital, un barbiturico utilizzato per le esecuzioni. Tra un rinvio e l'altro, negli anni successivi Johnson avrebbe poi chiesto alle autorità statali di valutare metodi diversi per eseguire la sentenza, dall'utilizzo di gas letale al plotone d'esecuzione.

L'ultimo tentativo di fermare l'esecuzione dell'ormai 61enne - nel frattempo fissata al 5 ottobre 2021 - è stato fatto lo scorso mese di agosto, con risposta negativa da parte della Corte suprema del Missouri. Lunedì scorso, il governatore Parson ha quindi annunciato che le autorità dello stato avrebbero «fatto giustizia ed eseguito la legittima sentenza» nei confronti di Ernest Johnson che, 24 ore dopo, è stato ucciso con un'iniezione letale.

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