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13.08.21 - 17:300
Aggiornamento : 14.08.21 - 08:06

Diceva: «Litighiamo tutti i giorni, ma non facciamolo sparandoci»

Il fondatore di Emergency si è spento stamattina. Il ricordo di Giovanni Hoepli, vice-presidente della fondazione

MILANO - «È morto un grande personaggio, un essere umano simpatico e intelligente che a un certo punto ha capito che gli piaceva dedicarsi agli altri e aiutare le altre persone e lo ha fatto in una maniera efficace». Giovanni Hoepli, vicepresidente della fondazione Emergency lo ricorda così. E fa quasi fatica a dire “era”.

Gino Strada è morto in vacanza a 73 anni. Si trovava in Normandia. «In un posto che gli piaceva molto», dice Hoepli. I due si sono conosciuti 15 anni fa e chiacchierando hanno capito che avrebbero potuto fare delle cose insieme. Dopo aver collaborato per qualche tempo, Giovanni Hoepli ha fondato Emergency Suisse foundation.

Gino Strada sosteneva che la medicina debba essere gratuita per tutti e di alto livello. Come scritto nella Dichiarazione dei Diritti Umani «perché permette di rendere le cure più economiche per il fatto che non c’è nessun interesse se non quello di curare le persone. E curare le persone è sempre un vantaggio, perché possono tornare al proprio lavoro, alla propria famiglia, ai propri affetti», spiega il vicepresidente.

«Era culturalmente molto preparato. Diceva di non essere un pacifista. Lui era contro la guerra. Ma non era per la pace universale. Diceva: Litighiamo tutti i giorni, ma non facciamolo sparandoci».

L’obiettivo di Emergency è sempre stato quello di chiudere i propri ospedali. La fondazione non vuole avere ospedali aperti. «Ma per chiuderli non ci vogliono più scontri tra persone. Una volta che si riesce a installare uno di questi ospedali, diventano centri di umanità in luoghi pieni di difficoltà e violenze quasi inenarrabili».

«Era terribilmente preparato. Aveva sempre le parole giuste per smontare tutti quelli che fanno affermazioni come Ma che senso ha aprire questi ospedali? Sono operazioni di diplomazia», continua Hoepli. «L’idea non è dire alle persone di smettere di spararsi, ma che siamo lì per curare tutti. Chiunque stia male, che sia quello definito aggressore o difensore. Però non si può entrare con le pistole. E se qualcuno entra armato, noi ce ne andiamo». 

«Era una persona piacevolissima. Io ho dei bellissimi ricordi. I miei figli piccoli erano contenti di stare con Gino Strada perché era un signore allegro. Non affrontava solo questioni complicate e serie, non ha mai dimenticato che intorno a sé c’erano altre persone».

In un post Facebook pubblicato dalla fondazione si legge: «Il senso di giustizia, la lucidità, il rigore, la capacità di visione: erano queste le cose che si notavano subito in Gino. E a conoscerlo meglio si vedeva che sapeva sognare, divertirsi, inventare mille cose».

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