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Domani inizia il processo nei confronti di Derek Chauvin, l'ex agente accusato della morte di George Floyd.
STATI UNITI
28.03.21 - 19:150

L'agente accusato della morte di George Floyd si presenterà in aula domani

L'opinione pubblica statunitense attende con trepidazione l'esito del procedimento nei confronti di Derek Chauvin

MINNEAPOLIS - Al via il processo all'agente di polizia che ha ucciso George Floyd. Derek Chauvin si presenterà domani, lunedì, sul banco degli imputati e davanti a un Paese che, col fiato sospeso, chiede giustizia per il 46enne afroamericano morto per una banconota da 20 dollari contraffatta.

Una morte che ha scioccato gli Stati Uniti nel mezzo della pandemia, portando alla ribalta ancora una volta l'irrisolto problema dell'eccesso di violenza da parte della polizia soprattutto verso le minoranze, con l'accusa frequente di razzismo.

Il video della morte di Floyd, a terra per otto minuti e 46 secondi con il ginocchio di Chauvin sul collo, ha risvegliato la coscienza degli americani e spinto milioni di persone negli Stati Uniti e nel mondo a scendere in piazza per settimane per dire basta al razzismo accanto al movimento Black Lives Matter, di cui 'Big Floyd' è divenuto un'icona.

Il processo - Il processo è uno dei casi di più alto profilo contro la polizia violenta dal 1991, ovvero da quando l'afroamericano Rodney King fu brutalmente picchiato da quattro agenti a Los Angeles. Da allora diversi afroamericani sono morti nelle mani della polizia e gli agenti responsabili l'hanno per lo più fatta franca.

Ora è la volta di Chauvin, ex veterano del dipartimento di polizia di Minneapolis. Il timore è che, anche in questo caso, non arriverà la giustizia auspicata, innescando una nuova ondata di proteste violente. Proprio per questo Minneapolis si presenta blindata all'avvio del processo, consapevole di avere addosso gli occhi di tutta l'America.

«La gente non ha molta fiducia su una sua condanna. Abbiamo visto questo film già molte volte, potremmo recitarne le battute», dice con triste sarcasmo il pastore Brian Herron, della Zion Baptist Church nel quartiere della comunità afroamericana di Minneapolis.

Pellegrinaggio a George Floyd Square - Mentre tutto è pronto per l'avvio del processo, a George Floyd Square - così come è stato chiamato l'incrocio dove è morto Floyd - continua il pellegrinaggio iniziato dieci mesi fa, in quel 25 maggio del 2020 in cui l'afroamericano è stato ucciso.

Sulle barricate che circondano l'area si legge «state entrando nello stato libero di George Floyd»: ci sono fiori, murales, graffiti 'I can't breathe' - non riesco a respirare, la frase pronunciata più volte da Floyd prima di morire - e candele. Non c'è la polizia: la sicurezza è gestita localmente e gli agenti si tengono alla larga.

Divenuta simbolo della resistenza contro il sistema, il futuro della piazza è però incerto. Le autorità cittadine vorrebbero riaprire l'area alla circolazione anche se per ora è tutto rimandato a dopo il processo. Il rischio è infatti di riaccendere gli animi e le proteste in uno dei momenti più delicati nella storia della città, destinato a scrivere una pagina importante anche nella storia dell'America.

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