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La Duke University si blinda dopo l'esplosione dei contagi al suo interno.
STATI UNITI
15.03.21 - 11:340

Un focolaio manda in lockdown 16mila studenti

La Duke University si blinda dopo aver registrato 180 contagi e 200 persone in quarantena

DURHAM - Altro che "spring break" - il tradizionale periodo di vacanza primaverile - per gli iscritti della Duke University: l'intero corpo studentesco - ovvero circa 16mila studenti - è stato messo in quarantena per una settimana, dopo che una festa ha innescato un focolaio di coronavirus nel campus di Durham, nella Carolina del Nord.

Sabato tre dirigenti dell'ateneo hanno inviato una lettera, nella quale è stata delineata la situazione che si vive alla Duke: più di 180 contagiati e altri 200 in quarantena dopo essere entrati in contatto con una persona infetta. «Questo è di gran lunga il maggior numero di test positivi e quarantene in una settimana dall'inizio della pandemia» si legge nel documento, secondo i media statunitensi. Il portavoce Michael Schoenfeld ha dichiarato che i nuovi casi «sono quasi tutti collegati a eventi di reclutamento non autorizzati di una confraternita, che hanno avuto luogo fuori dal campus» e sono «il risultato diretto di comportamenti individuali in violazione dei requisiti di Duke per l'attività personale».

Il provvedimento resterà in vigore almeno fino alla mattina del 21 marzo. Vige l'obbligo della didattica a distanza, gli studenti che alloggiano nei dormitori devono rimanere nelle proprie stanze «sempre tranne che per le attività essenziali», mentre l'accesso al campus è proibito agli studenti che vivono fuori di esso. Uniche eccezioni: cercare assistenza medica presso il centro sanitario per studenti, procurarsi cibo e sottoporsi al tampone.

Si tratta di uno dei provvedimenti più drastici presi a livello universitario negli ultimi mesi di lotta al Covid-19 negli Usa. «Se questo sembra serio, è perché lo è» hanno scritto i tre responsabili dell'ateneo. «Questo periodo di permanenza sul posto è fortemente raccomandato dai nostri esperti medici». Il Washington Post ricorda come diversi studi abbiamo dimostrato che, quando un campus diventa un focolaio di coronavirus, anche le comunità circostanti registrano un aumento dei casi. 

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