Keystone
ITALIA
20.03.20 - 11:320
Aggiornamento : 11:53

Esperta: «Muore il 20% degli over 70 e il 30% degli over 80. Bisogna cambiare i criteri dei tamponi»

L'ospedale da campo di Bergamo potrà ospitare fino a 230 pazienti

MILANO - In Italia ci sono «ancora troppi decessi da Covid-19, ma la diagnosi precoce è una diga contro il contagio». Lo afferma Susanna Esposito, presidente dell'Associazione Mondiale delle Malattie Infettive e dei Disordini Immunologici (WAidid), sottolineando che attualmente «in terapia intensiva muore il 20% degli over-70 e il 30% degli over-80» e che «fondamentale è la tracciabilità dei casi».

Per Esposito è dunque necessario «cambiare i criteri dei tamponi, estendendoli a tutti i soggetti con sintomi simil-influenzali. Eseguire controlli routinari sul personale sanitario, sottoporre a diagnosi tutti i contatti anche asintomatici delle persone trovate positive e aumentare il monitoraggio nelle aree più colpite».

La terapia farmacologica antivirale raccomandata, spiega, «deve poter essere somministrata, se indicata, nella fase iniziale della malattia. Non appena, invece, subentrano gravi complicazioni respiratorie può essere troppo tardi. In terapia intensiva muore il 20% degli over 70 e il 30% degli over 80. Se non vengono effettuati tamponi a soggetti a rischio asintomatici, che hanno avuto contatto con casi positivi, non è possibile iniziare precocemente eventuali trattamenti».

Così pure, «se agli operatori sanitari asintomatici in ospedale non viene effettuato il tampone quando sono esposti a casi positivi, e se i laboratori identificati per effettuare i test diagnostici sui tamponi forniscono una risposta dopo 3-4 giorni perché non sono sufficientemente attrezzati - afferma Esposito in una nota - la letalità da COVID-19 in Italia, per lo meno in alcune Regioni, sarà la più alta del mondo. Tenere le persone a casa non è sufficiente, è necessaria una identificazione più precoce del contagio».

Non eseguire il tampone in chi «ha sintomi lievi o moderati e negli asintomatici che hanno avuto contatti stretti con casi positivi - prosegue - può indurre a fare uscire di casa soggetti contagiosi guariti dai comuni sintomi influenzali ma che sono ancora portatori del virus».

Secondo l'esperta è inoltre «fondamentale limitare il più possibile le uscite senza assembramenti ma fare in modo che tutti indossino sempre la mascherina chirurgica quando escono di casa per evitare la diffusione del virus da parte di quei portatori asintomatici che non sarebbero identificati neanche con una esecuzione più estesa di tamponi».

Fermo restando la disponibilità e l'accessibilità ai dispositivi protettivi che «ad oggi non è ancora garantita, uscire senza mascherina è pericoloso per sé e per gli altri. D'altra parte - conclude Esposito - nessuno sa se i portatori asintomatici sviluppano anticorpi protettivi. Quindi, è possibile che il numero dei suscettibili resti molto alto per lungo tempo».

Ospedale da campo a Bergamo - L'ospedale da campo italiano in costruzione alla Fiera di Bergamo sarà il più grande d'Europa: la capienza andrà tra i 200 e i 230 posti. Inizialmente erano previsti solo due letti di terapia intensiva e il resto tra subintensiva e degenza, ma i letti di terapia intensiva saranno potenziati. Sarà anche attivo un pronto soccorso.

Dunque da presidio per pazienti post acuti o in via di dimissione, com'era stata concepita, la struttura degli alpini alzerà il livello divenendo un ospedale dove trattare anche i malati gravi e le urgenze. Oggi arriverà a Bergamo il primo materiale.

Settimana prossima ci saranno le istallazioni, mentre domani è in programma una riunione operativa all'ospedale Papa Giovanni XXIII. Per l'attivazione concreta serviranno poi dalle 72 alle 96 ore.
 
 

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