Keystone
ITALIA
11.03.20 - 08:360

Autodichiarazioni, le prime denunce nel Bergamasco: dichiarava di andare al lavoro, ma era di riposo

Cinque le persone sanzionate dai carabinieri. Rischiano fino a tre mesi di carcere

BERGAMO - Arrivano le prime denunce per coloro che hanno fornito informazioni non esatte o non sufficienti a giustificare la propria mobilità nel Bergamasco, in base al decreto dell'8 marzo che di fatto ha istituito la zona rossa in tutta la Lombardia. I Carabinieri del Comando provinciale di Bergamo hanno controllato circa 520 veicoli, e 600 persone, le cui autodichiarazioni, successivamente sottoposte alla verifica, hanno fatto scattare le prime cinque denunce. 

Sin da domenica mattina, i Carabinieri stanno eseguendo dei servizi di controllo del territorio in tutti i centri abitati e lungo le principali arterie stradali extraurbane, mirati a verificare il rispetto della direttiva nelle aree “a contenimento rafforzato” che ha introdotto forti limitazioni alla mobilità in tutta la Lombardia, consentendo gli spostamenti delle persone fisiche solo se motivati da esigenze lavorative, situazioni di necessità o per motivi di salute, da attestare mediante apposita autodichiarazione.

Le denunce - Cinque finora le persone denunciate. Un lavoratore dipendente, 41enne, è stato sanzionato poiché si sarebbe recato per prestare il proprio turno di servizio presso un’azienda del posto, mentre in realtà fruiva del giorno di riposo; un altro uomo, 46enne di Grumello del Monte, è stato sanzionato poiché ha affermato di recarsi al lavoro presso un esercizio commerciale che, in realtà, è chiuso da tre giorni; una donna di Bergamo, di 36 anni, è stata denunciata poiché fermata fuori dal Comune di residenza senza un motivo preciso; un giovane di Treviglio, 27enne, fermato a Calcio dove si era recato per andare a pranzo da un amico; infine, una donna di Albino, 46enne, fermata a Vertova dove era andata a trovare un conoscente.

La sanzione per chi viola le limitazioni agli spostamenti è la denuncia immediata per l’inosservanza di un provvedimento di un’autorità, che prevede la pena dell’arresto fino a tre mesi o l’ammenda fino a 206 euro, salvo che non si possa configurare un’ipotesi più grave, quale, ad esempio, un delitto colposo contro la salute pubblica.

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