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07.03.20 - 20:470
Aggiornamento : 08.03.20 - 00:25

Il coronavirus "blinda" la Lombardia. «I frontalieri potranno andare a lavorare»

Restrizioni fino al 3 aprile. A breve il decreto (in allegato la bozza). Aiti: «Frontalieri restate in Ticino»

Ingresso e uscita consentiti solo per motivi gravi di lavoro e famiglia. Vitta: Siamo in allerta». Fontana: «Bozza pasticciata»

MILANO - Era stato preannunciato e si è concretizzato. L'intera Lombardia considerata "zona rossa" è una realtà. Almeno in parte. L’ingresso nella regione maggiorente colpita dal Covid-19 e in alcune province di Veneto, Emilia Romagna e Piemonte sarà consentito solo per motivi «gravi e indifferibili», di lavoro o di famiglia. 

Giallo sui frontalieri - E ciò avrà inevitabili ripercussioni sul mercato del lavoro in Ticino. Resta infatti da capire la sorte dei quasi 70mila frontalieri che quotidianamente si spostano dalle regioni italiane di confine per recarsi a lavorare in Ticino.  Potrebbero rientrare tra gli “spostamenti motivati da indifferibili esigenze lavorative” ma non è stata fatta una precisazione in tal senso.

«I lombardi potranno lavorare» - L'assessore lombardo al welfare, Giulio Gallera, durante la trasmissione Stasera Italia, su Rete 4, ha dichiarato che «i lombardi potranno continuare a muoversi per andare a lavorare, anche fuori regione, ma una volta tornati a casa devono restare a casa». Gallera non si è espresso in maniera esplicita sul caso particolare dei frontalieri, ma sembrerebbe che anche loro potranno recarsi al posto di lavoro.

Vitta: «Siamo in allerta» - I presidente del Governo ticinese, Christian Vitta, non ha invece nascosto le sue preoccupazioni. «Appena abbiamo appreso la notizia abbiamo attivato i contatti federali; sono in contato con i consiglieri federali Cassis e Berset - ha sottolineato alla Rsi -. Seguiamo l’evoluzione ma rimaniamo in attesa dell’ufficialità e della portata della decisione, che avrebbe conseguenze anche per il Ticino. Siamo soprattutto in allerta per quanto riguarda il sistema sanitario. Seguiamo da vicino ma attendiamo l’ufficialità».

«I frontalieri potranno recarsi al lavoro» - Il sindaco di Lavena Ponte Tresa, Massimo Mastromarino, sembra avere maggiori certezze: «Per quanto riguarda la situazione del lavoratore frontaliere - ha assicurato durante una diretta Facebook -, abbiamo sentito il senatore Alfieri che è in contatto con il Governo, e il presidente della Regione Lombardia Fontana. Entrambi ci hanno assicurato che i frontalieri potranno attraversare il confine per raggiungere il posto di lavoro. Tranne coloro che potranno lavorare da casa con il telelavoro».

Capannelli di persone alle dogane - Intanto diversi lavoratori preoccupati hanno raggiunto le dogane per chiedere informazioni su quanto accadrà nelle prossime ore. Nessuno, tuttavia, sembra avere risposte certe.

Fermare il contagio - A prevedere il blocco è il decreto (in allegato la bozza) che sarà ufficializzato da qui a poche ore dal Governo italiano (la sua validità dovrebbe partire da domani). Lo scopo è quello di «fermare il contagio». Le restrizioni dovrebbero restare in vigore almeno fino al 3 aprile.

Tutte le limitazioni - Le limitazioni per la «zona di sicurezza» sono strettissime. Verranno sospese attività sciistiche ed eventi pubblici. Ma resteranno chiusi anche musei, palestre, piscine e teatri.

Ristoranti, bar e attività commerciali - Per ristoranti e bar si dovrà rispettare un metro di distanza tra un tavolo e l'altro, pena la sospensione dell'attività. E lo stesso per le attività commerciali. Anche scuole e università saranno chiuse fino al 3 aprile.

Nelle giornate festive e prefestive sono chiuse le medie e grandi strutture di vendita, nonché gli esercizi commerciali presenti all’interno dei centri commerciali e dei mercati. Nei giorni feriali, il gestore dei richiamati esercizi deve comunque garantire il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione. In presenza di condizioni strutturali o organizzative che non consentano il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, le richiamate strutture dovranno essere chiuse.

La chiusura non è disposta per farmacie, parafarmacie e punti vendita di generi alimentari, il cui gestore è chiamato a garantire comunque il rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di un metro, con sanzione della sospensione dell’attività in caso di violazione.

Eventi e competizioni sportive - «Sono sospesi gli eventi e le competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati. Resta consentito lo svolgimento dei predetti eventi e competizioni, nonché delle sedute di allenamento degli atleti agonisti, all'interno di impianti sportivi utilizzati a porte chiuse, ovvero all'aperto senza la presenza di pubblico»

In tutti tali casi, le associazioni e le società sportive, a mezzo del proprio personale medico, sono tenute ad effettuare i controlli idonei a contenere il rischio di diffusione del virus COVID-19 tra gli atleti, i tecnici, i dirigenti e tutti gli accompagnatori che vi partecipano.

Lavoro da casa e limitare la mobilità - Il lavoro da casa sarà da privilegiare e c'è pure l'invito a limitare la mobilità interna alle «zone di sicurezza».

Fontana: «Bozza pasticciata» - Non ha tardato ad arrivare il primo commento del presidente della Lombardia, Attilio Fontana. «La bozza del provvedimento del governo che ho ricevuto solo in serata sembra andare nella direzione del contenimento della diffusione del virus, invitando, con misure più incisive, i cittadini alla prudenza - ha sottolineato -. Non posso non evidenziare che la bozza del decreto del presidente del Consiglio è, a dir poco, pasticciata». «Siamo comunque in contatto con i rappresentanti del Governo per cercare di mettere i cittadini e le categorie sociali in condizione di capire cosa possono fare domani. Abbiamo inviato a Roma le nostre osservazioni e la collaborazione tra i nostri tecnici e quelli di Palazzo Chigi è costante».

Aiti l'aveva predetto: «Frontalieri, restate in Ticino» - Solo ieri, in un comunicato stampa, l'Associazione industrie ticinesi aveva avanzato un suggerimento rivolto ai frontalieri in caso di provvedimenti drastici, come quelli che sembrano essere arrivati. Qui di seguito un estratto del testo. 

La prospettiva che ulteriori porzioni del territorio in particolare della Lombardia possano essere chiuse da parte dell'autorità italiana di fronte all'aumento dei contagi da coronavirus non può più essere esclusa. Invitiamo le imprese che non lo avessero ancora fatto, a prendere in considerazione la possibilità di chiedere soprattutto al personale strategico, prioritario, indispensabile proveniente dalla vicina Italia, di trattenersi a risiedere per un determinato periodo sul territorio svizzero qualora non fosse possibile rientrare materialmente al proprio domicilio per decisione di fatto dell'autorità estera.

Vi informiamo anche di avere invitato il Consiglio di Stato del cantone Ticino a mantenere i contatti, in particolare con le presidenze delle regioni di Lombardia e Piemonte (e a cascata con le presidenze delle diverse province delle due regioni), allo scopo di essere informati tempestivamente su eventuali decisioni che dovessero prendere le autorità italiane per quanto menzionato in precedenza, dando il tempo alle imprese e società attive sul territorio ticinese di adeguarsi alla nuova situazione ma soprattutto allontanando il più possibile lo scenario che la manodopera non possa venire in Ticino per lavorare e garantire così la continuità dell'azienda.

L'obbligo di rientro al proprio domicilio dei lavoratori frontalieri almeno una volta alla settimana è previsto nell'ambito dell'accordo bilaterale sulla libera circolazione delle persone. In questo senso, sarebbe necessario il consenso dell'autorità federale per derogare a simile obbligo. Auspichiamo che qualora la situazione lo rendesse necessario l'autorità federale voglia soddisfare questa necessità.

Vi ricordiamo che in Svizzera, ogni datore di lavoro ha l'obbligo di proteggere i propri dipendenti da infezioni da microrganismi come il coronavirus. Con le giuste misure precauzionali, non solo è possibile ridurre al minimo il rischio di infezione, ma anche mantenere la sicurezza operativa.

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