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ITALIA
23.02.20 - 18:500
Aggiornamento : 24.02.20 - 08:32

Una domenica a Codogno, fra supermercati chiusi e farmacie blindate: «Non siamo arrabbiati, poteva succedere ovunque»

La testimonianza di un'abitante del comune del Lodigiano, isolato per i prossimi 14 giorni: «È una situazione pesante»

L'informazione, per chi vive nelle aree "cordonate", passa dai social fra messaggi vocali e post condivisi

CODOGNO - Una domenica apparentemente uguale a qualsiasi altra, Anna* prende l’automobile per andare a fare la spesa. Le strade sono semi deserte, di passanti quasi nemmeno l’ombra, quelli che ci sono hanno le mascherine sul volto. 

Arriva al supermercato ma è chiuso, davanti due auto dei carabinieri parcheggiate: «Non mi sono fermata, ho girato la macchina e ho fatto subito dietrofront», ci racconta la ragazza di Codogno che come gli altri 16mila abitanti del comune lodigiano è stata “cordonata” nella sua città dalle autorità.

«Ho sentito che a Casalpusterlengo c’era qualcosa di aperto ma francamente non me la sentivo di andare fino a là», spiega. Fra gli abitanti e i conoscenti di Codogno e dintorni ci si contatta si interagisce in maniera fitta via WhatsApp e Facebook: un continuo viavai di vocali e audio, link di articoli da testate giornalistiche, post social di testimonianze in prima persona. 

Ne arriva uno che conferma il fatto che Codogno da domenica pomeriggio rimarrà isolata, anche dagli altri comuni già in quarantena: «Chi è dentro è dentro, chi è fuori e fuori». E lei: «Ecco, come avremmo potuto fare la spesa oggi? Sono fortunata che io non sono proprio di quelli con l’acqua alla gola, a casa un po’ di cibo ce l’ho ancora».

Domani, conferma un altro messaggio vocale, i supermercati dovrebbero riaprire: «Si potrà fare la spesa normalmente». Normalmente, insomma: «Fra le indicazioni che ci hanno dato c’è quella di evitare gli assembramenti, tornando a casa volevo passare in farmacia e c’erano già delle persone in coda fuori. Non me la sono sentita, meglio tornare a casa». 

Casa, nella quale Anna - almeno stando a quanto decretato dalle autorità - dovrà restare almeno per i prossimi 14 giorni: per chi lavora le due settimane verranno conteggiate come “malattia” senza necessità di presentare certificato medico.

«Io lavoro a Lodi e non potrò andare in ufficio. È una situazione davvero pesante», ci confida con una voce che non trattiene lo sconforto, «vivere in una città in cui non puoi uscire, sei limitato negli spostamenti e hai comunque paura di ammalarti».

Già perché il coronavirus, checché se ne dica, non è affatto una bazzecola: «C’è chi dice che è come l’influenza. Ma non è vero, non è così… Soprattutto per chi ha problemi di salute o situazioni pregresse». 

Se uno pensa di essere malato, la procedura è chiara: «Devi chiamare il 112, vengono loro e ti somministrano il test. Se sei positivo ti prelevano e ti ricoverano». E le famigerate mascherine? «Saremmo invitati a indossarle, ma sono introvabili, per fortuna c’è chi è riuscito a recuperarle da fuori».

In ogni caso, malgrado la paura e lo stress, i codognesi si stanno comportando in maniera esemplare: «Tutti rispettano le misure comunicate dalle autorità, c’è molta solidarietà e comprensione reciproca in quella che davvero è situazione difficile. È una cosa bellissima da vedere. Non siamo arrabbiati con nessuno - spiega riferendosi al 38enne che avrebbe portato il coronavirus a Codogno - sono cose che possono capitare a chiunque. Anzi, ci preoccupiamo per lui e speriamo che stia presto meglio». 

*nome noto alla redazione

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