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Manifestanti e polizia sono tornati a scontrarsi a Hong Kong.
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CINA
25.08.19 - 15:450
Aggiornamento : 20:02

Nuovi scontri a Hong Kong, la polizia spara in aria

Gli agenti hanno utilizzato anche automezzi con i cannoni ad acqua

HONG KONG - Solo verso mezzanotte la polizia di Hong Kong è riuscita a riprendere il controllo di Tsuen Wan, distretto dei Nuovi Territori, chiudendo un weekend di escalation dello scontro che ha toccato punte critiche tra l'intervento di automezzi con i cannoni ad acqua, agenti che hanno puntato le pistole contro manifestanti e giornalisti e sparato verso l'alto colpi di avvertimento e lancio di mattoni, molotov e altri oggetti contundenti all'indirizzo delle forze dell'ordine.

Le immagini sui social media, raccolte durante le proteste da media locali e attivisti, hanno mostrato momenti di grandissima tensione e violenza da entrambi i fronti. I due mezzi con cannoni ad acqua, comprati di recente, sono apparsi a Yeung Uk Road e Tai Ho Road dopo il lancio di mattoni, molotov, spranghe e pali di bambù verso gli agenti in tenuta antisommossa. Sono stati testati contro le barriere erette per bloccare le strade e il traffico, mentre i Raptors, le unità d'élite della polizia, sono entrati in azione a Chung On Street per disperdere i dimostranti.

Eppure, la giornata era iniziata nel migliore dei modi: circa 400 persone si sono unite nel cuore dell'ex colonia alla marcia dei familiari degli agenti di polizia allo scopo di chiedere che il governo della città «restituisca la polizia al popolo», risolvendo la crisi con la soluzione politica e non con la forza. Nel primo pomeriggio, invece, in migliaia si sono presentati a dispetto della pioggia alla marcia, autorizzata in extremis, da Kwai Fong a Tsuen Wan, ultimo evento del 12esimo weekend di fila di proteste pro-democrazia che da due mesi e mezzo sono in corso a Hong Kong: ad aprire il corteo un grande striscione a ricordare che «le 5 richieste importanti sono indispensabili».

Il riferimento è all'elenco che il movimento ha inviato alla leadership dell'ex colonia senza aver ricevuto risposte. Sono il ritiro formale della contestata legge sulle estradizioni in Cina - malgrado la governatrice Carrie Lam l'abbia definita «morta» -, le dimissioni delle stessa Lam, il suffragio universale per votare governatore e parlamento locali, un'indagine indipendente sull'operato brutale della polizia e la cancellazione delle accuse a carico di quanti sono stati arrestati nelle proteste.

«Abitanti di Hong Kong, aggiungete benzina», hanno scandito per sollecitare a marciare insieme e ad andare avanti. Vicino al Tsuen Wan, punto di arrivo del corteo, alcuni dimostranti si sono staccati e hanno cominciato a costruire barriere nelle strade vicine dando il via agli scontri.

Da Pechino, smaltita la sorpresa per la manifestazione pacifica di massa di domenica scorsa con oltre 1,7 milioni di persone, l'irritazione è in deciso aumento: i media ufficiali hanno accusato «i rivoltosi» di attentare all'ordine e alla stabilità della città, rinnovando sostegno a governo e polizia locali e ribadendo l'insostenibilità della situazione.

Un gruppo di influenti politici e uomini d'affari di Hong Kong, secondo i media dell'ex colonia britannica, hanno da ultimo sollecitato la governatrice a prodigarsi per una situazione politica: l'unica via, hanno spiegato, per evitare la caduta della città nel baratro.

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