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Il fratello di Emanuela Orlandi, Pietro (a sinistra), con l'avvocata Laura Sgro
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CITTÀ DEL VATICANO
11.07.19 - 11:060
Aggiornamento : 14:34

Caso Orlandi, aperte le due tombe: «Sono vuote»

Le operazioni si sono svolte al Cimitero Teutonico di Roma. Il Vaticano: «Nessun reperto umano»

CITTÀ DEL VATICANO - «Non ci sono sepolture e non ci sono ossa: le due tombe sono completamente vuote, è incredibile». Lo ha detto l'avvocata Laura Sgrò, legale della famiglia di Emanuela Orlandi, (la figlia di un dipendente del Vaticano sparita nel nulla il 22 giugno 1983) al termine delle operazioni di apertura delle due tombe nel cimitero Teutonico di Roma.

«Le operazioni si sono concluse: una tomba è in fase di chiusura per l'altra è stato disposto l'ordine che resti aperta ancora per qualche ora. L'unica certezza - sottolinea Sgrò lasciando la città del Vaticano con Pietro Orlando, fratello di Emanuela - è che non ci sia nessun cadavere sepolto in nessuna delle due tombe. Siamo tutti quanti rimasti meravigliati di questa cosa».

Il Vaticano conferma: esito delle ricerche negativo - Le operazioni si sono concluse alle ore 11.15 e l'esito negativo è stato confermato pure dal direttore della sala stampa vaticana Alessandro Gisotti.

«L'accurata ispezione sulla tomba della Principessa Sophie von Hohenlohe ha riportato alla luce - riferisce Gisotti - un ampio vano sotterraneo di circa 4 metri per 3,70, completamente vuoto. Successivamente si sono svolte le operazioni di apertura della seconda tomba-sarcofago, quella della Principessa Carlotta Federica di Mecklemburgo. Al suo interno non sono stati rinvenuti resti umani. I familiari delle due Principesse sono stati informati dell'esito delle ricerche».

A chiedere questa verifica era stata con un'istanza la famiglia di Emanuela Orlandi, dopo l'arrivo di una lettera anonima con l'indicazione della tomba dell'Angelo presente nel piccolo cimitero adiacente al confine con la Città del Vaticano, un'area soggetta ad extraterritorialità a favore della Santa Sede. «Cercate dove indica l'angelo», era riportato nel messaggio.

«Al termine delle operazioni, teniamo a ribadire che la Santa Sede ha sempre mostrato attenzione e vicinanza alla sofferenza della famiglia Orlandi e in particolare alla mamma di Emanuela. Attenzione dimostrata anche in questa occasione nell'accogliere la richiesta specifica della famiglia di fare verifiche nel Campo Santo Teutonico», osserva Gisotti.

«Credo che si dovrà andare avanti e spero in una collaborazione onesta. Finché non troverò Emanuela è mio dovere cercare la verità», afferma da parte sua Pietro Orlandi, fratello di Emanuela, scomparsa 36 anni fa.

Emanuela Orlandi, che oggi avrebbe cinquant'anni, scomparve verso le 19.00 del 22 giugno 1983, dopo essere uscita da una scuola di musica. La ragazza era la figlia quindicenne di un messo della prefettura della Casa pontificia ed era cittadina del Vaticano.

La vicenda si trasformò in un giallo internazionale che coinvolse in pieno il Vaticano: il presunto rapimento finì infatti per intrecciarsi anche con l'attentato di Mehmet Ali Agca contro Papa Wojtyla. Nel corso degli anni vi sono state varie ipotesi e segnalazioni, ma a tutt'oggi il caso Orlandi resta uno dei grandi misteri d'Italia.

keystone-sda.ch/STF (Andrew Medichini)
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