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La maggior parte dei migranti proveniva da Paesi dell'Africa subsahariana.
TUNISIA
10.05.19 - 21:100

Tragedia nel Mediterraneo: almeno 70 morti

L'imbarcazione su cui si trovavano i migranti si è rovesciata in acque internazionali. I sopravvissuti sono 16

TUNISI - Nuova tragedia nel Mediterraneo: almeno 70 migranti sono annegati quando l'imbarcazione sulla quale erano ammassati si è rovesciata ed è affondata in acque internazionali, a 40 miglia dalla città di Sfax in Tunisia. Sedici i sopravvissuti, salvati da pescherecci nella zona e trasferiti a bordo di unità militari tunisine.

La carretta del maree carica di disperati era partita dal porto di Zuara, nella Libia occidentale, nei pressi del confine tunisino. Dall'imbarcazione, ha reso noto l'Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Oim) è stato lanciato un segnale di soccorso ma, all'arrivo dei primi soccorsi, per la maggior parte dei profughi era già troppo tardi.

Mentre all'ospedale Habib Bourguiba di Sfax erano già iniziate le operazioni per l'identificazione dei cadaveri dell'ennesima tragedia nel Mediterraneo, i mezzi della Marina militare tunisina erano ancora al lavoro nella speranza di trovare in mare aperto altri eventuali superstiti.

La maggior parte dei migranti proveniva da Paesi dell'Africa subsahariana, ma in molti arrivavano da Bangladesh e Marocco.

La notizia ha riportato la questione migratoria in cima alle preoccupazioni delle autorità tunisine. E, con l'aggravarsi della crisi libica, aumenta il rischio che altri disperati cerchino di raggiungere le coste europee.

Nel marzo scorso, a causa del sovraffollamento e delle condizioni di vita sempre più difficili, il ministro tunisino delle Relazioni con le istanze Costituzionali, la società civile e le organizzazioni dei diritti dell'Uomo, Fadhel Mahfoud, aveva chiuso il centro per migranti, rifugiati e richiedenti asilo di Medenine, «per trovare soluzioni che permettessero loro di vivere degnamente».

Si tratta solo l'ultima di una lunga serie di drammi del mare per la Tunisia: nell'ottobre del 2017, lo scontro tra una nave su cui viaggiavano migranti e una barca militare tunisina causò la morte di almeno 44 persone, in quello che allora il premier Youssef Chahed definì «un disastro nazionale». Nel giugno 2018 un naufragio al largo delle isole tunisine Kerkennah, costo' la vita ad almeno 68 persone (in gran parte tunisini), e fu causa della rimozione dall'incarico del ministro dell'Interno Lofti Brahem da parte del premier Chahed.

Da allora la vigilanza sulle coste da parte delle autorità tunisine e la lotta ai trafficanti di esseri umani è aumentata notevolmente e le partenze della Tunisia sono drasticamente diminuite. Ma se la Tunisia puo' vigilare sulle proprie coste non puo' farsi carico di tutto ciò che comportano le partenze dalla Libia. Lo ha ricordato recentemente l'Alto Commissario dell'Onu per i rifugiati in Tunisia, Mazen Abu Shanab, sottolineando come, a causa dell'aumento del numero di migranti libici in Tunisia - circa 300 al mese -, occorre raddoppiare gli sforzi in termini di assistenza.

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