Keystone
NUOVA ZELANDA
15.03.19 - 21:340
Aggiornamento : 16.03.19 - 08:20

Strage di Christchurch, da chi ha disarmato Tarrant a chi è salvo per miracolo

Un giovane che si prende cura della moschea ha strappato il mitra dalle mani dell'attentatore. Un ferito ha suonato alla porta di alcuni ragazzi, che gli hanno salvato la vita

CHRISTCHURCH - La strage più cruenta in Nuova Zelanda per mano di un terrorista suprematista che ha fatto fuoco in due moschee uccidendo 49 persone poteva avere un bilancio ancora più grave.

Se non fosse stato per un ragazzo che la moschea di Linwood, uno dei due luoghi di culto colpiti a Christchurch, la conosceva bene, perché di solito se ne prende cura. Forse per questo l'istinto a difenderla e a difenderne i fedeli gli ha fatto fermare l'attentatore disarmandolo a mani nude, probabilmente mettendolo in fuga prima che potesse uccidere ancora.

Non si conosce il suo nome: il giovane è riuscito a strappare il mitra dalle mani di Brenton Tarrant, lo ha anche inseguito ed ha cercato di sparargli con la sua stessa arma, non riuscendo però a trovare il grilletto e dandogli così il tempo di scappare, aiutato dai complici che lo attendevano in auto fuori dalla moschea.

A raccontarne le gesta è stato uno dei sopravvissuti, Syed Mazharuddin, che ha parlato con il New Zealand Herald, dicendo anche che una volta messosi al riparo dopo aver udito gli spari ha visto davanti a sé "il male", l'attentatore intento a potare a termine il suo progetto d'odio. Al contempo è stato testimone del coraggioso intervento del giovane, l'altro lato della medaglia.

La squadra di cricket - Nella moschea di Linwood sono state uccise sette persone, 41 in quella di Deans Avenue, attaccata per prima, mentre una persona è morta in ospedale per le ferite riportate. Quella dell'eroe senza nome è soltanto una delle storie che si intrecciano nelle concitate ore di terrore che restano a memento della follia estremista.

Tra queste la vicenda dei giocatori della nazionale di cricket del Bangladesh, scampati alla furia omicida: atleti e membri dello staff della squadra si trovavano infatti a bordo di un autobus ormai negli immediati pressi della moschea Masjid Al Noor quando è scoppiata la sparatoria. Reduci da una conferenza stampa prima dell'amichevole che era in programma per domani contro la Nuova Zelanda (adesso cancellata), erano diretti proprio in moschea. La paura, il panico, ma anche la prontezza nel mettersi al riparo e fare marcia indietro li ha salvati.

Ha bussato alla loro porta - E poi le storie dei sopravvissuti, una ad una, raccontate con l'angoscia di chi sa che non potrà mai dimenticare. Come i quattro ragazzi, tutti coinquilini in un appartamento non lontano dalla moschea di Masjid Al Noor, che dopo aver udito distintamente fra i 20 e i 40 spari, si sono ritrovati a soccorrere un uomo ferito che era riuscito a bussare alla loro porta: «Ho dovuto agire molto velocemente, anche se mi ero appena svegliato», ha detto uno dei ragazzi al New Zealand Herald, «abbiamo chiamato un'ambulanza e la polizia, mentre facevo pressione sulla sua ferita. È la natura umana aiutare in quella situazione».

Il killer ha usato cinque armi - La primo ministro neozelandese Jacinda Arder, in conferenza stampa, ha affermato che il killer di Christchurch ha utilizzato cinque armi nell'attacco, compreso un fucile semiautomatico e pistole. Arden ha poi sottolineato che il terrorista era in possesso di una licenza per il possesso di armi.

Rilasciata una persona - Arder ha anche precisato che sono quattro le persone fermate per l'attacco a Christchurch e nessuna di queste risulta avere precedenti penali o segnalata in alcuna 'lista nera' in Nuova Zelanda o in Australia. Una persona di nazionalità australiana - ha confermato - è accusata di omicidio e comparirà in tribunale nelle prossime ore. Anche quest'ultima non era nota alle autorità per violenze legate a movimenti di estrema destra.

Intanto indagini sono in corso per stabilire il coinvolgimento di altri due arrestati, mentre la quarta persona fermata è stata già rilasciata.

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