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ITALIA
11.10.18 - 16:320

Cucchi, la svolta del processo e i dettagli del pestaggio

Il 31enne sarebbe stato picchiato perché non collaborava. Tedesco dice di essere intervenuto ma di non aver potuto fermare i due colleghi

ROMA - Il 9 luglio scorso Francesco Tedesco, uno dei carabinieri coimputati nel processo bis per la morte di Stefano Cucchi, faceva mettere a verbale: «Gli dissi "basta, che c… fate, non vi permettete"», in riferimento ai due colleghi Raffaele D’Alessandro e Alessio Di Bernardo, a quali attribuisce la responsabilità del pestaggio del 31enne.

Il verbale - Meno di tre settimane prima il militare aveva presentato una denuncia contro ignoti «in cui dice che quando ha saputo della morte di Cucchi ha redatto una notazione di servizio», ha dichiarato in aula il pubblico ministero Giovanni Musarò. Nel verbale Tedesco descrive cosa sarebbe successo: «Fu un’azione combinata, Cucchi prima iniziò a perdere l’equilibrio per il calcio di D’Alessandro poi ci fu la violenta spinta di Di Bernardo che gli fede perdere l’equilibrio provocandone una violenta caduta sul bacino. Anche la successiva botta alla testa fu violenta, ricordo di avere sentito il rumore». Il carabiniere dice di essere intervenuto in difesa di Cucchi: «Spinsi Di Bernardo ma D’Alessandro colpì con un calcio in faccia Cucchi mentre questi era sdraiato a terra». Tedesco ammette di essere stato presente al pestaggio di Cucchi ma nega di avervi partecipato.


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Chi è Tedesco - Francesco Tedesco era vice brigadiere dei carabinieri in servizio nella stazione Appia dell'Arma all'epoca della morte di Stefano Cucchi. Originario di Brindisi, la sua foto in costume da bagno era stata pubblicata su Facebook due anni fa da Ilaria Cucchi: «Volevo farmi del male, volevo vedere le facce di coloro che si sono vantati di aver pestato mio fratello, coloro che si sono divertiti a farlo. Di coloro che lo hanno ucciso. Ora questa foto è stata tolta dalla pagina. Si vergogna? Fa bene». Il militare aveva poi sporto denuncia, affermando di aver ricevuto minacce di morte.

Il momento chiave del processo - Quello che è avvenuto oggi in aula è il momento cruciale dell'intero processo, rilevano in molti. A partire dall'avvocato di Tedesco, Eugenio Pini: «Uno snodo significativo per il processo, ma anche un riscatto per il mio assistito e per l’intera Arma dei Carabinieri». Il legale aggiunge: «Gli atti dibattimentali e le ulteriori indagini individuano nel mio assistito il carabiniere che si è lanciato contro i colleghi per allontanarli da Stefano Cucchi, che lo ha soccorso e che lo ha poi difeso. Ma soprattutto è il carabiniere che ha denunciato la condotta al suo superiore ed anche alla Procura della Repubblica, scrivendo una annotazione di servizio che però non è mai giunta in Procura, e poi costretto al silenzio contro la sua volontà».

L'esultanza di Casamassima - Anche Riccardo Casamassima, l'appuntato dei carabinieri che fece riaprire l'inchiesta, esulta: «"Immensa soddisfazione, la famiglia Cucchi ne aveva diritto. Mi è venuta la pelle d'oca nell'apprendere la notizia. Tutti i dubbi sono stati tolti. Signora Ministro io sono un vero carabiniere. L'Italia intera ora aspetta i provvedimenti che prenderà sulla base di quello che è stato detto durante l'incontro. Sempre a testa alta. Bravo Francesco, da quest'oggi ti sei ripreso la tua dignità». Queste parole sono state scritte su Facebook e successivamente sostituite da un messaggio diretto al ministro dell'Interno italiano Matteo Salvini: «Io sono degno di indossare la divisa. E io e la mia famiglia abbiamo e stiamo pagando la nostra scelta. Io e la mia famiglia da oggi abbiamo centinaia di italiani con noi». Casamassima fu trasferito e minacciato dopo la sua testimonianza.

Picchiato perché non collaborava - Ilaria Cucchi, la sorella di Stefano, ha scritto: «Il muro è stato abbattuto. Ora sappiamo e saranno in tanti a dover chiedere scusa a Stefano e alla famiglia Cucchi». È la prima volta che uno degli imputati ammette il pestaggio e dà conferma della ricostruzione della Procura. Cucchi sarebbe stato picchiato «con schiaffi, pugni e calci, fra l’altro provocandone una rovinosa caduta con impatto al suolo in regione sacrale», annota Musarò, per il suo rifiuto a collaborare alla perquisizione e al fotosegnalamento.

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