Keystone
ITALIA
14.05.18 - 20:500

Omicidio Ragusa, confermati i 20 anni a Logli

È accusato di omicidio e occultamento di cadavere. La moglie sparì nel nulla in Toscana all'inizio del 2012

FIRENZE - Non cambia nulla per Antonio Logli, il marito di Roberta Ragusa, ritenuto colpevole di omicidio volontario e distruzione di cadavere. La donna sparì nel nulla in Toscana all'inizio del 2012 e non venne mai più ritrovata. Anche nel processo di appello, Logli resta condannato a 20 anni di reclusione e non va in carcere.

Logli continua infatti a rimanere libero: deve solo rispettare l'obbligo di residenza a San Giuliano Terme (Pisa) e la prescrizione di non allontanarsi da quel comune né da quello di Pisa dalle ore 21 alle ore 6.

La decisione, oggi, dopo sette ore di camera di consiglio, è della Corte di assise di appello di Firenze con una sentenza che conferma quella di primo grado, del 21 dicembre 2016. Dunque, anche per i giudici dell'appello e per la giuria popolare, Logli è colpevole dell'omicidio della moglie Roberta Ragusa e dell'occultamento del cadavere. La donna sparì dalla casa di San Giuliano Terme tra il 13 e il 14 gennaio 2012.

L'imputato ha seguito l'udienza in aula aspettando per ore il ritorno della corte dalla camera di consiglio. Poi, quando il presidente Maria Cannizzaro ha letto il dispositivo, chi era presente ha riferito che Logli non avrebbe manifestato emozioni. E anche quando è uscito dal palazzo di giustizia, scortato dai difensori e dai carabinieri, non ha detto alcuna parola di commento né ha risposto ai giornalisti.

Logli è salito su un'auto ed è stato riaccompagnato a casa. «Ricorreremo in Cassazione», ha annunciato uno dei suoi legali, l'avvocato Roberto Cavani. «La corte - ha aggiunto il difensore - ha ritenuto di confermare la sentenza di primo grado, ma indipendentemente da questo aspettiamo le motivazioni per capire su che base la corte ha preso la sua decisione, dopodiché procederemo a redigere il ricorso per Cassazione e ne valuteremo gli esiti». Cavani, insieme all'altro difensore, avvocato Saverio Sergiampietri, aveva chiesto l'assoluzione anche criticando la credibilità dei testimoni-chiave.

Nessun commento all'uscita dall'aula da parte del procuratore generale Filippo Di Benedetto: aveva chiesto la conferma dei 20 anni inflitti in primo grado - che c'è stata - ma anche il carcere per Logli, che invece resta libero.

Il processo d'appello si è svolto in camera di consiglio, ovvero con aula 'a porte chiuse' perché si tratta di un procedimento celebrato con rito abbreviato. Dentro c'era anche uno dei figli dell'imputato e di Roberta Ragusa, Daniele Logli, da poco maggiorenne, che prima dell'inizio del processo d'appello aveva presentato ai giudici una memoria chiedendo l'assoluzione del padre. Presenti anche alcune cugine della donna, visibilmente commosse: si sono costituite parti civili nel processo.

L'avvocato dell'associazione Penelope, Nicodemo Gentile, parte civile contro Logli, ha riferito di un clima «molto teso» in aula alla lettura della sentenza: «Esco dall'aula soddisfatto professionalmente ma umanamente è stato un passaggio molto doloroso. Alla lettura Logli è rimasto impassibile, mentre per il figlio Daniele la condanna del padre per aver ucciso la madre è stato un momento duro. È stata la vittoria del dolore».
 
 

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