Keystone
ITALIA
26.07.17 - 08:250
Aggiornamento : 11:48

'Ndrangheta e mafia: arrestati Filippo Graviano e Rocco Filippone

Sono stati fermati quali mandanti degli attentati ai danni dei carabinieri compiuti nel 1994 a Reggio Calabria

REGGIO CALABRIA - Il capo mandamento del rione Brancaccio di Palermo Giuseppe Graviano, fedelissimo di Totò Riina, e Rocco santo Filippone, legato alla potente cosca di 'ndrangheta dei Piromalli di Gioia Tauro, sono stati arrestati stamani nell'operazione della Polizia di Stato quali mandanti degli attentati ai danni dei carabinieri compiuti nel 1994 a Reggio Calabria.

Giuseppe Graviano, capo del mandamento mafioso di Brancaccio, coordinatore delle cosiddette "stragi continentali" eseguite da Cosa Nostra, è attualmente detenuto in regime di carcere duro.

Rocco Santo Filippone, di 77 anni, di Melicucco, era a capo del mandamento tirrenico della 'Ndrangheta all'epoca degli attentati ai carabinieri. A quest'ultimo, la Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria contesta anche il reato di associazione mafiosa per essere ritenuto, anche attualmente, l'elemento di vertice della cosca Filippone, direttamente collegata alla più articolata e potente cosca Piromalli di Gioia Tauro.

A Filippone, secondo l'accusa, sono demandati compiti di particolare rilievo come quello di curare le relazioni e incontrare i capi delle altre famiglie di 'Ndrangheta al fine di dare esecuzione alle decisioni di maggior rilevanza criminale deliberate dalla componente riservata dell'organizzazione mafiosa calabrese. Tra queste anche quelle di aderire alla strategia stragista di attacco alle istituzioni dello Stato, attuata in Calabria, negli anni '93 e '94, in sinergia con Cosa Nostra attraverso il compimento degli omicidi e tentati omicidi dei carabinieri, materialmente eseguiti da Giuseppe Calabrò e Consolato Villani.

Perquisita l'abitazione Bruno Contrada - La procura di Reggio Calabria ha disposto una perquisizione in casa di Bruno Contrada, ex n. 2 del Sisde condannato per concorso in associazione mafiosa per cui, nelle scorse settimane, la Cassazione aveva revocato la condanna.

La perquisizione rientra nell'inchiesta calabrese sugli attentati ai carabinieri. "Ci aspettavamo ed era ampiamente prevedibile - ha detto il legale di Contrada, l'avv. Stefano Giordano - una reazione da parte di chi ha perso e non si rassegna a questa inesorabile sconfitta".

'Ndrangheta protagonista dell'attacco allo Stato italiano - La 'ndrangheta fu protagonista, al pari della mafia, nell'attacco allo Stato portato tra il 1993 ed il 1994 in quella che fu definita la stagione delle "stragi continentali" con gli attentati di Firenze, Milano e Roma.

E' quanto emerso dall'indagine della Polizia di Stato che ha portato all'arresto di boss calabresi e siciliani per gli attentati ai carabinieri a Reggio Calabria. L'operazione, non a caso, è stata denominata ''Ndrangheta stragista' dagli inquirenti.

La Direzione distrettuale antimafia di Reggio Calabria ha ricostruito - attraverso l'apporto di nuovi e fondamentali elementi raccordati e collegati fra loro - le causali del duplice omicidio del 18 gennaio 1994 e dei due tentati omicidi dei Carabinieri dell'1 dicembre 1993 e dell'1 febbraio 1994.

Gli attentati, riferiscono gli investigatori, si inquadrano nel contesto della strategia stragista che ha insanguinato il Paese nei primi anni '90 e in particolare nella stagione definita delle "stragi continentali". Protagonista di quella stagione, secondo quanto emerso dalle indagini, non fu solo Cosa Nostra (che tuttavia ebbe il ruolo operativo fondamentale nei termini già ampiamente descritti dalle sentenze di altre autorità giudiziarie) ma anche la 'ndrangheta. Gli attentati contro i carabinieri, secondo inquirenti ed investigatori reggini, non vanno letti ciascuno in maniera singola ed isolata, ma vanno inseriti in un contesto di più ampio respiro e di carattere nazionale nell'ambito di un progetto criminale, la cui ideazione e realizzazione è maturata non all'interno delle cosche di 'ndrangheta, ma si è sviluppata attraverso la sinergia, la collaborazione e l'intesa di organizzazioni criminali, che avevano come obiettivo l'attuazione di un piano di destabilizzazione del Paese anche con modalità terroristiche.

Catturato il reggente del clan Polverino, ricercato dal 2011 - Giuseppe Simioli, 50 anni, ritenuto l'attuale reggente del clan camorristico dei Polverino, è stato catturato a Ronciglione, nel Viterbese, grazie a un'operazione dei carabinieri di Napoli in collaborazione con i cacciatori di Calabria e i militari della locale stazione.

Era tra i 100 latitanti più pericolosi. Originario di Marano di Napoli, e detto "Petruocelo", Simioli è stato tradito da uno spostamento. E' stato fermato, infatti, dopo essere uscito da un'abitazione dell'agro romano per raggiungere un nuovo nascondiglio. Latitante dal maggio 2011, è destinatario di quattro ordini di cattura.

L'operazione è tuttora in corso con una perquisizione nella villa di Campagnano di Roma, dove si nascondeva, per accertare le responsabilità di eventuali fiancheggiatori. Simioli da anni conduceva una doppia vita, mantenendo moglie e figlio a Marano di Napoli, ma tenendo in piedi una relazione con una donna ispano-brasiliana dalla quale ha avuto due figli.

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