GdF
ITALIA
08.05.17 - 09:330
Aggiornamento : 13:18

Sequestrate 37 tonnellate di "droga del combattente"

Il carico sequestrato era in un container in transito nel porto di Genova e diretto in Libia. Sarebbe servita per finanziare l'Isis

GENOVA - I funzionari del servizio Antifrode dell'Agenzia delle Dogane in collaborazione con la Guardia di finanza hanno sequestrato 37 tonnellate di pasticche di Captagon, la cosiddetta 'droga del combattente'.

Il carico sequestrato era in un container in transito nel porto di Genova e diretto in Libia. L'indagine che ha portato al maxi sequestro di droga è stata coordinata dal sostituto procuratore distrettuale Federico Manotti.

Le pasticche sequestrate in porto a Genova avrebbero fruttato oltre sette milioni e mezzo di euro. Soldi, secondo gli uomini della guardia di finanza e dell'Agenzia delle entrate, che dovevano finanziare l'Isis.

Camuffate - Gli investigatori, coordinati dal sostituto procuratore distrettuale Federico Manotti, hanno scoperto l'itinerario del farmaco oppiaceo e come era stato camuffato. Partite dall'India, le pastiglie erano state regolarmente dichiarate nelle bolle di accompagnamento come medicinali e erano dirette allo Sri Lanka. Qui il carico è stato trasferito in altri container e 'nascosto' in mezzo a coperte e shampoo. Il container, di passaggio dal porto di Genova, avrebbe dovuto raggiungere la Libia e in particolare le città di Mosul e Tobruk. Qui le pasticche sarebbero state vendute a due dollari l'una a fronte di un costo iniziale di 77 centesimi. Il ricavo sarebbe finito nelle casse dei terroristi.

«Avrebbe finanziato l'Isis» - Sarebbe servita a finanziare il terrorismo islamico e in particolare l'Isis la 'droga del combattente' sequestrata in porto a Genova, oltre 37 milioni di pasticche di tramadolo rinvenute dalla Guardia di finanza (Gdf) e Agenzia delle Dogane in un container in transito per la Libia. Il provvedimento cautelare è stato emesso dal giudice delle indagini preliminari (gip) del tribunale del capoluogo ligure nell'ambito di un'indagine, tuttora in corso, coordinata dal sostituto procuratore distrettuale Federico Manotti. L'operazione si è avvalsa della collaborazione della Dea (Drug Enforcement Administration) americana e della Direzione Centrale dei Servizi Antidroga del Viminale.

 

 

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