ITALIA
25.08.16 - 19:400
Aggiornamento : 20:54

La prima notte in tenda: «Sognando un po' di serenità»

Parlano i sopravvissuti del tremendo terremoto che ha sconvolto il Centro Italia. Sono alloggiati in un campo ai piedi di Pescara del Tronto. Tanti i bambini presenti

ARQUATA DEL TRONTO - La prima notte in tenda del dopo terremoto è passata, rimpiangendo il proprio letto rimasto nelle case squassate dal sisma ma poi realizzando che «in questo momento vorresti solo un po' di serenità», come dice Sabrina, ospite suo malgrado del campo allestito ai piedi di Pescara del Tronto, uno dei centri più colpiti dal terremoto in Italia centrale.

Ore nelle quali le scosse non hanno dato tregua così come hanno cominciato a farsi sentire freddo e umidità. Una notte comunque "normale" seppure nella tragicità del momento, quella nella tendopoli di Pescara del Tronto, come la definisce uno degli uomini della Protezione Civile che continuano a lavorare senza sosta, mentre ad Accumoli è stata più agitata per il terremoto che di tanto in tanto si è fatto sentire. Comunque meno difficile di quella della gente di Amatrice, ferita da tanti morti e da una distruzione più profonda.

Nel campo di Pescara del Tronto il lavoro della Protezione Civile, dei tanti volontari e degli altri soccorritori non si è mai fermato. Per sistemare cucine, le forniture di luce ed acqua. Ma anche per organizzare al meglio i tanti aiuti che giungono in queste ore da ogni parte d'Italia, da un maiale intero da cucinare ai giocattoli per bambini che però devono essere solo nuovi.

All'ingresso è stato intanto allestito in una tenda un punto di ascolto psicologico. Per far parlare, soprattutto, la gente trovata dal sisma. Per affrontare le piccole crisi d'ansia, per provare a «dare fiducia» a chi deve affrontare la morte di familiari ed amici.

La tendopoli nella quale hanno dormito un centinaio di persone di prima mattina si è svuotata. Molti hanno cercato infatti di tornare nelle case per prendere medicine, documenti e abiti lasciati quando il sisma si è fatto sentire.

«La notte è andata bene ma ora dobbiamo cercare di tornare a prendere qualcosa», dice Emidia. Dello stesso parere Sabrina: «Noi possiamo raccontare quello che è successo...». «La macchina dei soccorsi - aggiunge - ha funzionato bene».

Diversi i bambini che alloggiano nel campo. Hanno sguardi tristi e occhi bassi. «La nostra figlia piccola - rivela Rita - l'ha presa come fosse un campeggio, ma il grande ha capito tutto».

Anche Francesco, che viveva a Pescara del Tronto, spiega che i figli sono "traumatizzati". "Hanno visto morire amici - prosegue - con i quali solo qualche ora prima erano insieme in paese".

In diversi sottolineano che a pungere nelle tende sono freddo e umidità ma le stufette sono già in arrivo. Come quelle di cui sarà dotato il campo allestito nello stadio di Arquata, non lontano dal centro. Tende che permetteranno alla gente del terremoto di essere più vicine alle loro case, come sottolinea uno dei responsabili. L'obiettivo è di portare qui chi ha passato la notte scorsa nelle auto accanto alle case inagibili.

Come hanno fatto una quindicina di persone di quattro famiglie lungo la strada che si inerpica fino al centro di Arquata. «Abbiamo preso le coperte dalla Protezione Civile e noi adulti siamo tornati qua», dice Bruno che nei crolli di Pescara ha perso la madre, un fratello e due zie. «Dormire? Non ci siamo riusciti, crollando solo per la stanchezza», spiega con un filo di voce. «Vorresti solo un po' di serenità - ribadisce Sabrina - perché qui sta crollando tutto, anche nervi e menti».

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