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Keystone / AFP / Reuters
Il Ministro degli Esteri omanita in visita a Lugano. Nei pallini: il Sultano Haytham bin Tariq Al Sa'id, il suo palazzo, e i ribelli Huthi.
MEDIO ORIENTE
26.01.22 - 06:000

L'escalation nel Golfo Arabo mette a rischio la neutralità dell'Oman

L'Oman si definisce neutrale, e intende tentare di risolvere qualsivoglia conflitto con colloqui di pace e diplomazia

Il sempre più acceso conflitto nel Golfo ha però coinvolto tutti i Paesi confinanti, rendendola una missione impervia

MASCATE - Quello di essere un Paese neutrale tra due fuochi di un conflitto armato sempre più acceso è un compito tutt'altro che facile. Con l'escalation in corso tra gli Emirati Arabi Uniti, l'Arabia Saudita e i ribelli Huthi dello Yemen, la situazione è sempre più delicata anche per "la Svizzera dell'Arabia".

Stiamo parlando dell'Oman, che al pari del nostro Paese persegue una politica estera neutrale e intrattiene buone relazioni con tutti gli Stati della regione del Golfo. Ha ottenuto la nomea quale "Svizzera araba" anche poiché ha svolto in passato con successo il ruolo di mediatore nei conflitti. 

In seguito all'attacco con droni perpetrato dagli Huthi lunedì scorso ad Abu Dhabi, molti occhi si sono però rivolti alla Penisola araba, e anche verso l'Oman. Come riporta la rivista specializzata in politica estera National Interest, l'Oman ospita infatti il quartier generale degli Huthi, citando la sua neutralità e l'impegno diplomatico per promuovere colloqui di pace.

Una neutralità sotto attacco
Il problema è che le accuse da parte dei Paesi vicini sono sempre più intense. L'Arabia Saudita considera da anni come problematica l'indulgenza dell'Oman verso gli Huthi. Ora ci si stanno mettendo anche gli Emirati, visti gli attacchi che hanno raggiunto persino Abu Dhabi. In molti sostengono in particolare che gli Huthi sfruttino la loro presenza in Oman non solo per legittimare le loro operazioni, ma anche per il contrabbando di armi dall'Iran allo Yemen.

L'Oman ha negato con forza tali accuse, dicendo che i trafficanti usano percorsi non monitorati della costa yemenita: «Queste dichiarazioni sono infondate», ha ribadito più volte nel corso degli ultimi anni il ministero degli Esteri del sultanato: «Non ci sono armi che passano attraverso il nostro territorio verso lo Yemen».

La situazione attuale, come d'altronde tutte, ha radici anche nel passato. L'Oman è infatti in buoni rapporti anche con l'Iran (il primo sostenitore degli Huthi), una relazione amichevole che si è rafforzata negli anni 60' e 70', quando Teheran ha aiutato l'Oman nella guerra civile (o ribellione del Dhofar), l'ultimo conflitto in cui è stato invischiato il Paese del Golfo. Allora, però, l'Iran era un altro, molto diverso da quello odierno. Anche gli Huthi sono cambiati: seppur all'inizio potessero essere descritti come combattenti per la libertà, ora vengono descritti come un'organizzazione armata, una versione di Hezbollah, nonostante siano considerati ufficialmente come «gruppo terroristico» solo dall'Arabia Saudita, dagli Emirati e dalla Malaysia.

Lo zampino di Washington
Molti sguardi sono in tal senso rivolti anche agli Stati Uniti, l'alleato principale dell'Oman. I funzionari di Muscate hanno infatti approfittato del conflitto nei paesi vicini, ma anche della recrudescenza di gruppi come l'Isis, come un'opportunità per assicurarsi una stretta alleanza con Washington, promuovendo al massimo i propri sforzi di politica estera.

Gli Emirati Arabi Uniti hanno ora chiesto a Washington di includere nuovamente gli Huthi nella loro lista delle organizzazioni terroristiche - da cui il gruppo era stato tolto il 16 febbraio 2021, per permettere l'arrivo di aiuti umanitari allo Yemen. Biden ci sta pensando, anche poiché la decisione del febbraio 2021 non ha cambiato di molto la situazione del popolo yemenita, tutt'ora in piena crisi di fame e carestia.

Con un segnale forte da parte degli USA che potrebbero considerarli «terroristi», e con la continua pressione dei Paesi vicini, l'Oman si troverà quasi con le spalle al muro, costretto a prendere decisioni che mettono a rischio la sua neutralità. D'altronde, per citare la chiusa del National Interest, «nemmeno la Svizzera offre un rifugio sicuro ai terroristi».

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