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05.12.21 - 11:040

Come l'ombra di Jeffrey Epstein potrebbe salvare Ghislaine Maxwell

Conclusa la prima settimana di processo facciamo un riassunto e tentiamo di capire come potrebbero andare le prossime

NEW YORK - «Sin dalla notte dei tempi Eva è stata incolpata di aver tentato Adamo, le donne hanno sempre preso su di sé le colpe per cose che hanno fatto gli uomini... Lei non è Jeffrey Epstein, Ghislaine Maxwell non è affatto come lui», con queste parole l'avvocatessa a capo del team di difesa della socialite britannica, a processo questa settimana a New York, ha aperto la sua arringa proemiale davanti alla corte e alla giuria.

Le accuse nei confronti della 59enne, che avrebbe spalleggiato il compagno magnate e pedofilo nei suoi abusi reiterati e nella gestione di un pedo-cartello di cui avrebbero approfittato tanti potenti, sono gravissime e sufficienti a una vita in carcere. Ma perché Maxwell venga ritenuta colpevole sarà necessario che sia “allontanata” dalla figura di Epstein e soprattutto dal suo mito nefasto e tutte le teorie più o meno cospirazioniste a lui collegate.

Se da una parte è vero che a capo della rete pedofila c'era Epstein, e Maxwell era a lui subordinata, dall'altra è altrettanto vero che la britannica abbia le sue responsabilità individuali. La coppia, e chi ruotava loro attorno più o meno attivamente, può - e a diritto, viste le prove in possesso dell'accusa - essere considerata alla stregua di un'associazione di crimine organizzato. 

Il rischio concreto è che però - complice l'oscura fama di Epstein - possa passare il messaggio che in qualche modo la 54enne agisse "adombrata" dalla sua influenza. In fin dei conti i capi d'imputazione sono gli stessi, ed Epstein per l'opinione pubblica era sicuramente colpevole. Questa cosa complica di molto il lavoro della giuria che, per un verdetto di colpevolezza, deve superare all'unanimità il «ragionevole dubbio», come viene chiamato negli States.

A non giocare a favore della pubblica accusa anche il misterioso suicidio dello stesso Epstein, avvenuto sotto gli occhi delle autorità macchiatesi di negligenza. Quella nei confronti di Maxwell, quindi, sarebbe una sorta di “vendetta” da parte delle istituzioni che la starebbe processando in via sostitutiva.

Una tesi, questa, estremamente efficace e che è stata abbracciata anche dal suo team di difesa che ha voluto ribadirlo sin da subito: «I capi d'imputazione nei confronti dell'imputata sono per cose che ha fatto Jeffrey Epstein, ma lei non è lui», ha aggiunto sempre nelle dichiarazioni iniziali l'avvocatessa Bobbi Sternheim.

Una strategia arguta perché allo stesso tempo separa Maxwell da Epstein ma, per quanto riguarda l'effettiva responsabilità, lascia aleggiare la sua ombra a mò di scudo. Il lavoro della pubblica accusa, nelle prossime cinque settimane di processo, sarà quello di fare il possibile per far parlare in maniera più chiara e "forte" possibile i fatti. Quello della difesa, verosimilmente, sarà quello di alimentare il dubbio introducendo la “carta Epstein” per intorbidire le acque, quando necessario.

Cosa è successo la prima settimana di processo

Nell'aula di Manhattan, dopo le aperture di entrambe le parti sono stati sentiti diversi testimoni. Quelli più importanti sono stati il pilota che portava i diversi jet privati della coppia, Paul Visosky Jr che ha parlato dei nomi importanti che ha trasportato come il Principe Andrea, Bill Clinton e Donald Trump, e l'anonima presunta vittima di abusi di Maxwell ed Epstein, Jane. Questa ha raccontato di come da 14enne sia stata circuita dai due per finire poi nel loro giro di sfruttamento sessuale e orge. La donna ha confermato il coinvolgimento di Maxwell, spesso presente, e responsabile dell'organizzazione dei voli. Durante le prime giornate, riportano i media americani che si occupano del processo, è parsa abbastanza evidente la disproporzione fra l'importante team legale dell'accusata e quello della pubblica accusa, spesso ritenuto in affanno anche durante la deposizione di testimoni chiave (come Jane). Una nota di colore, a margine del processo, una manifestazione di attivisti di Qanon che hanno protestato fuori dal palazzo di giustizia di Manhattan. Fra le diverse teorie del credo nato sul web c'è anche una che riguarda un potente cartello di pedofili, perlopiù democratici che in qualche modo c'entrerebbero con Epstein e la sua morte.

 

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