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06.10.21 - 06:000

Fra quelli che vogliono vaccinarsi e quelli che no, ci sono quelli che non possono

Più di miliardo di persone al mondo non ha accesso al vaccino, la missione di Covax e di Unicef è portarglielo

LUGANO - Il dibattito sui vaccini ha visto nell'ultimo periodo l'entrata in causa di una nuova voce. Tra vax e no-vax è andato a inserirsi l'Unicef, con un messaggio che richiama in una politica mondiale il fronte comune che le singole nazioni hanno usato per portare avanti la lotta alla pandemia. L'iniziativa Covax vuole garantire «un accesso globale ai vaccini salvavita contro il Covid-19».

Il Fondo delle nazioni unite per l'infanzia ha attivato un sistema di raccolta per poter fornire due miliardi di dosi a 92 Paesi a medio-basso reddito entro il primo trimestre del 2022.

Ce lo spiega Andrea Iacomini, portavoce di Unicef Italia che sarà presente alla serata di gala di Unicef a Lugano di mercoledì 6 ottobre: «Non possono permettersi di pagare da soli i vaccini, ma è importante che abbiano lo stesso accesso e le stesse tempistiche rispetto ai Paesi a più alto reddito che si autofinanziano. Perché non esiste sicurezza senza equità».

Il numero di persone che hanno bisogno di ricevere le due dosi del vaccino supera il miliardo e non vive solo in condizioni di estrema povertà, dove è difficile avere accesso alla sanità, ma anche in situazioni di conflitto.

«In Afghanistan non abbiamo fermato le vaccinazioni durante la crisi di agosto, sono soltanto diminuite per via della crisi politica. Allo stesso modo anche in Siria e Yemen, dove è in corso il conflitto più complesso del momento, siamo riusciti a stoccare vaccini».

Secondo il portavoce «è una rivoluzione culturale perché consente anche a Paesi che si guardano in cagnesco di capire che la sicurezza della sanità di uno dipende anche dall'altro».

Per arrivare alle due miliardi di dosi sperate servono 750 milioni di dollari, «dove 500 coprono la somministrazione di 1,5 miliardi di vaccini, 100 per test diagnostici e terapie di cura e altri 50 per spiegare alle popolazioni tramite campagna pubblicitaria che cosa sta facendo Covax». Tra le altre spese rientrano anche la formazione di personale sanitario e il trasporto dei materiali: «Ogni euro che viene dato viene utilizzato per questo tipo di attività».

Inoltre uno degli obiettivi è «abbattere i costi dei vaccini per queste 92 nazioni perché se un Paese è estremamente povero non gli si può chiedere di costruirsi una fabbrica e prodursi da solo il vaccino. Milioni di bambini non vanno più a scuola, le curve di natalità e morti sono preoccupanti e sta crescendo la fame».

Il messaggio che Covax vuole veicolare è che «non possiamo sentirci sicuri finché il nostro vicino non sarà vaccinato, che non è soltanto quello di casa, o l'abitante del nostro paese, ma anche il confinante e più lontano ancora». Per portare a termine l'iniziativa è necessario un obiettivo comune. Esattamente come le singole nazioni hanno chiesto alle popolazioni di lavorare insieme verso l'uscita dalla pandemia, Covax chiede al mondo intero di unirsi in un unico fronte.

«Ci siamo ripiegati su noi stessi. È difficile far passare il nostro messaggio a una cittadinanza impaurita, impoverita e che a causa della pandemia ha subito delle grandi perdite. È chiaro che sui primi mesi siamo tutti rimasti fermi e chiusi». Inoltre il gruppo sta trovando difficoltà soprattutto nell'inserirsi del dibattito a causa del conflitto tra vax e no vax.

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