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Niente novità sul fronte della crisi del carburante nel Regno Unito.
REGNO UNITO
01.10.21 - 17:450

I distributori ancora a secco e la crisi di addetti nell'industria della macellazione dei suini

Una stazione di servizio su quattro non ha una goccia di benzina o diesel

LONDRA - Non si stanno vedendo grandi miglioramenti per quanto riguarda le stazioni di servizio nel Regno Unito. Sono oltre 2000 quelli senza carburante, hanno affermato le associazioni di categoria.

Molti ancora a secco - Il governo conservatore aveva manifestato nei giorni scorsi un prudente ottimismo: «La situazione si sta stabilizzando» aveva dichiarato il ministro per gli Affari economici, l'energia e la strategia industriale Kwasi Kwarteng. Ma, come constatato da vari media e agenzie di stampa, a Londra ci passa da distributori chiusi ad altri con lunghe code. Il bilancio della Petrol Retailers Association (PRA) è piuttosto sconsolante: i suoi aderenti hanno riferito venerdì che il 26% delle pompe era a secco, il 27% aveva a disposizione un solo tipo di carburante e il restante 47% aveva abbastanza benzina e diesel. «Gli indipendenti, che rappresentano il 65% dell'intera rete, non ricevono abbastanza consegne di carburante rispetto ad altri settori» ha confermato il direttore esecutivo della PRA Gordon Balmer all'agenzia stampa Reuters.

«Non è un problema causato dalla Brexit», eppure... - Il governo Johnson, messo sotto pressione da più parti per questa crisi del sistema di approvvigionamento che colpisce il carburante ma anche le merci per i supermercati, nega che la mancanza di camionisti sia una diretta conseguenza della Brexit e parla di un problema su scala globale. Affermazioni smentite dalla situazione attuale nell'Unione europea, che non è alle prese con una carenza allarmante di conducenti di mezzi pesanti.

La crisi con i maiali - Un'altra possibile emergenza è quella della carne di maiale: la macellazione settimanale è diminuita del 25% dopo che gli effetti combinati della Brexit e della pandemia hanno colpito duramente il settore, portando a una grave carenza di macellai e addetti agli impianti. Senza parlare poi della difficoltà di trasportare gli animali dei macelli, a causa della mancanza di camionisti e carburante. «Attualmente abbiamo circa 120mila maiali allevati nel Regno Unito che avrebbero dovuto essere macellati» ha scritto la National Pig Association, l'associazione del settore, in una lettera ai rivenditori. «L'unica opzione per alcuni sarà quella di abbattere i maiali in fattoria». Qualcosa di simile si era già visto per il settore del pollame. Si parla di un gran numero di lavoratori, provenienti principalmente dai paesi dell'Est europeo, che sono tornati in patria e che non è stato possibile rimpiazzare. Mancherebbero quindi circa 15mila addetti nell'intera industria della macellazione.

L'industria suinicola britannica scongiura i rivenditori di continuare ad acquistare carne locale e a non preferire merce importata dall'Europa a costi inferiori. La conseguenza sarebbe un alto rischio di fallimento per molte aziende e lo spreco di migliaia di capi, che verrebbero abbattuti senza poi la successiva trasformazione in prodotti alimentari. Con il passare delle settimane si teme che alcuni dei prodotti tanto amati dai britannici non possano giungere sulle tavole per le feste natalizie.

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