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MONDO
21.09.21 - 06:000
Aggiornamento : 10:07

Il cibo in tavola scarseggia, è colpa del clima che cambia

Iniziano a scarseggiare determinati prodotti alimentari a causa delle problematiche legate al clima.

E il prezzo del cibo aumenta.

BERLINO - Il 29 luglio scorso ha segnato una data di non ritorno. L’Earth Overshoot Day 2021 è stato il giorno in cui gli esseri umani hanno esaurito tutte le risorse biologiche che la Terra è in grado di rigenerare. Per il resto del 2021 stiamo andando in deficit. Dall’Earth Overshoot Day fino alla fine dell’anno, l’umanità opera in deficit di spesa ecologica.

Prezzi alle stelle - Insomma stiamo consumando tutto e lo stiamo facendo in fretta, con grandi ricadute sull’ambiente. Questo discorso vale anche per il cibo. E le ripercussioni si vedono già. I prezzi mondiali dei prodotti alimentari tornano a salire. L'indice Fao ha fatto segnare un aumento del 3,1% rispetto a luglio e del 32,9% rispetto allo stesso mese nel 2020. A complicare le cose sono proprio i cambiamenti climatici. Dalle gelate in Brasile che hanno messo in ginocchio un buon 10% dei raccolti di caffè, alla scarsa piovosità che sta riducendo le scorte di frumento: se quelle negli Stati Uniti d'America continueranno una discesa che dura da otto anni, il Canada farà registrare il livello più basso degli ultimi 40 anni.

La Volkswagen rinuncia al currywurst - Dai cambiamenti climatici ai cambiamenti sulle nostre tavole. Ha fatto scalpore la decisione della Volkswagen di bandire dalle proprie mense aziendali l’amatissima currywurst. Una sorta di attentato alla cucina tedesca in cui il wurstel è piatto nazionale. La clamorosa decisione è coerente con la nuova strategia “green” del marchio e del gruppo: l'allevamento degli animali da macello incide per almeno il 15% sul totale delle emissioni di gas serra prodotti dall'uomo.

Una decisione simile è al vaglio da tempo negli Stati Uniti per un altro cibo considerato simbolo patriottico, l’hamburger. Tanto che un brivido lungo la schiera era corso agli americani quando il neo presidente Joe Biden aveva annunciato di voler ridurre l’impatto climatico delle emissioni. Qualcuno, in via non ufficiale, aveva ipotizzato un giro di vite proprio alla produzione di hamburger, per gli stessi motivi di cui sopra, riferiti alle emissioni degli allevamenti intensivi. Una mezza fake news che però ha contribuito a lanciare l’allarme sulla produzione e consumazione di carne macinata negli Usa. Del resto uno studio pubblicato su Climatic Change evidenzia che, tra le 35 maggiori aziende di carne e latticini al mondo, solo quattro si sono impegnate per azzerare le proprie emissioni entro il 2050.

Addio carne, si punta sul vegano - Da questo punto di vista, almeno, la Germania si conferma nazione virtuosa. Nelle mense universitarie di Berlino i piatti a base di carne da ottobre verranno soppiantati da ricette vegetariane e vegan a base di legumi e verdure. Il tutto all’insegna dell’ecosostenibilità. Anche qui, come gli operai della Volkswagen, gli studenti pare abbiano gradito se non spinto per il cambiamento. Quattro gli atenei coinvolti nell’operazione, alla quale parteciperanno 34 esercizi tra mense, caffè e ristoranti. Addio carne della tradizione: stinco di maiale, würstel, bistecche, gulasch ma anche il pesce verranno relegati a un solo giorno settimanale e sostituiti da un menu composto al 68% da ricette vegane e al 28% vegetariane. Altri esempi virtuosi: l’Università Goldsmiths di Londra ha posto il veto a tutti i prodotti di carne bovina, l’antica Università di Coimbra in Portogallo sarà carbon neutral entro il 2030, mentre da 4 anni New York ha bandito la vendita di hot dog nelle scuole pubbliche.

E intanto in Giappone è stato prodotto il primo filetto di Kobe sintetico da un gruppo di scienziati dell'Università di Osaka che ha ricreato il prezioso taglio di carne. Ecosostenibile e apprezzata da molti per i suoi benefici sulla salute, la carne sintetica è sempre più simile all'originale. Ci sarà da abituarsi…

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