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Reuters / AFP
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10.09.21 - 06:000
Aggiornamento : 09:34

«Li vedevo gettarsi dalle Torri, mano nella mano»

L'agente Richard Palmer fu tra i primi ad arrivare al World Trade Center. Quelle immagini gli hanno cambiato la vita

NEW YORK - «Il ricordo più vivido che ho è quello delle persone che si lanciavano dagli edifici in fiamme. C’era chi si teneva per mano». Richard Palmer era un agente del dipartimento carcerario di New York. Era in servizio quando l’11 settembre del 2001 gli aerei dei terroristi colpirono le Torri Gemelle.

Palmer fu tra i primi a correre al World Trade Center per prestare soccorso. Ci sono immagini che continuano a riaffiorare nella sua mente, nonostante siano ormai trascorsi vent’anni. «Impossibile dimenticare - ci racconta - Ho davanti agli occhi le scene del fuoco, della gente che correva fuori cercando di salvarsi. Io e i miei colleghi siamo stati testimoni di questa disperazione: c’è chi ha preferito saltare dalle finestre, piuttosto che bruciare».

Ha rischiato la vita per aiutare
Palmer ha fatto parte della task-force di migliaia di soccorritori che rischiò la vita per assistere le vittime. «Nelle prime ore dopo gli attentanti, non si riusciva neppure a vedere, c’era pulviscolo dappertutto. La gente, i pompieri, tutti erano coperti da una spessa coltre di polvere». A lui fu affidato il compito di coordinare un obitorio improvvisato. «Allestimmo delle tende nei pressi dell’ospedale di Bellevue. Ogni volta che i soccorritori rinvenivano un corpo, o parti di esso, a Ground Zero, lo portavano da noi in ambulanza. I miei uomini allora sistemavano i resti in frigoriferi. Abbiamo lavorano ininterrottamente, senza riposo, per giorni interi».

Questo atto di eroismo gli è costato un quadruplo bypass e otto stent cardiaci, oltre all’asma e ad altre condizioni respiratorie. «Sono le conseguenze del mio lavoro. Oggi prendo 18 medicine diverse al giorno». Aveva 39 anni all’epoca. «Ero in servizio da 16 ed ero perfettamente sano, mai chiesto un giorno di malattia». Eppure dopo i mesi trascorsi a Ground Zero, la sua salute ha iniziato a deteriorarsi. A cedere è stato prima il cuore. «Ho subito un intervento a cuore aperto a 43 anni, poi è subentrato l’asma e tutto il resto».

L'impregno di aiutare i sopravvissuti
A venti anni dall’attacco terroristico, Palmer è impegnato in una coraggiosa lotta per la tutela e il sostegno dei sopravvissuti agli attacchi terroristici, con la fondazione Feal Good. L’associazione è stata fondata da John Feal, operaio edile in pensione che nelle operazioni di demolizione a Ground Zero perse un piede in un incidente. La Feal Good ha avuto un ruolo di primissimo piano nella battaglia istituzionale per garantire la copertura finanziaria dei programmi federali di supporto a vittime e soccorritori. Tra i suoi testimonial anche il popolare comico Jon Stewart che ne ha sposato la causa. Alle 2974 persone morte negli attacchi al World Trade Center a New York, al Pentagono a Washington e nell'incidente aereo a Shanksville in Pennsylvania, si aggiungono infatti le 3946 che ad oggi hanno perso la vita per le conseguenze dell’attentato. I sopravvissuti sono tutelati dal World Trade Center Health Program che fornisce cure a oltre centomila soccorritori e superstiti.

I dolori dei superstiti
Molti di loro soffrono di malattie respiratorie, disturbi digestivi, tumori e altri problemi causati dall'esposizione alle polveri tossiche che per mesi si sono liberate a Manhattan. Nel 2019 il presidente Donald Trump ha firmato una legge che ha permanentemente riautorizzato il Fondo di compensazione per le vittime oltre ai risarcimenti per le morti e le malattie legate all'attacco terroristico. Come quelle con cui fa i conti ancora oggi Richard Palmer. Non è facile affrontare conseguenze del suo coraggioso impegno. Eppure non si è pentito. «Nessun rimpianto, mai e poi mai. Lo rifarei immediatamente».

AFP
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