Quelli che aspettano la fine del mondo con il fucile in spalla

Il fenomeno del survivalismo Usa, tornato tristemente sotto i riflettori dopo la tragedia di Lakeland, sotto la lente


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La polizia sul luogo della tragedia a Lakeland.

Il 5 settembre, Bryan Riley, ex marine di 33 anni, ha ucciso a sangue freddo un’ intera famiglia, composta da una coppia di coniugi di 40 e 33 anni, il figlioletto di appena 3 mesi e una donna di 62 anni. Una ragazzina di 11 anni è stata colpita al volto più volte e ora si trova ricoverata in gravi condizioni in ospedale. Un altro bambino, che si dava per disperso, è invece stato trovato in buone condizioni di salute.


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Bryan Ryley, survivalista e assassino.

La strage è avvenuta a Lakeland in Florida e l’uomo, munito anche di giubbotto antiproiettile, avrebbe sparato un centinaio di colpi prima di essere ferito e tratto in arresto dalla polizia accorsa sul luogo del delitto. Già nella serata di sabato, una donna aveva chiamato le forze dell’ordine per segnalare la presenza di «una persona strana» che le aveva detto «Dio mi ha mandato qui per parlare con una delle tue figlie».

Accorsi sul posto, i poliziotti non avrebbero travato alcuna traccia dell’uomo che, 9 ore dopo, avrebbe compiuto l’orrendo assassinio. L’ex marine, che sembra abbia agito sotto l’effetto di metanfetamine, si è dichiarato un survivalista convinto.

 

 

 

 

 

La paura che tutto finisca - Questa circostanza ha riportato alla ribalta della cronaca il tema del survivalismo e di cosa si prefiggano le persone aderenti a tale movimento. Per la cronaca, i survivalisti - conosciuti anche gergalmente con il nome di preppers - sono tutti coloro che si preparano attivamente ad affrontare eventuali e future catastrofi dovute a sconvolgimenti naturali o a drammatici cambiamenti geopolitici, sia su scala nazionale che internazionale.

Per fare ciò si attrezzano acquisendo competenze inerenti le emergenze mediche o le tecniche di autodifesa, oltre che i vari metodi per fare scorta di viveri e acqua e costruire un nascondiglio adatto a sopravvivere in condizioni estreme.

Tale movimento ha avuto origine in Gran Bretagna e negli Stati Uniti, dove ha diversi seguaci, per poi diffondersi in molti Paesi occidentali, sulla scia della paura, nata nell’ambito della Guerra Fredda tra Usa e U.R.S.S., di una probabile guerra nucleare e infarcita, in molti casi, da convinzioni pseudo religiose quali le profezie Maya sulla fine del mondo. 


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I corpi speciali della polizia di Scranton (Pennsylvania) scandagliano il bosco a caccia del terrorista e survivalista Eric Matthew Fein.

Ma non solo: la Chiesa di Gesù Cristo dei santi degli ultimi giorni, per molto tempo, ha sollecitato i propri fedeli a mettere da parte scorte di cibo per almeno un anno in vista di eventuali catastrofi. Molte persone, invece, sono diventate survivaliste dopo aver letto saggi, romanzi o film incentrati su eventi apocalittici capaci di sconvolgere l’intera esistenza umana.

Uno dei libri di riferimento è sicuramente “The Alpha strategy” a opera di John Pugsley, pubblicato negli anni’80. C’è da chiarire che la mentalità survivalista non si esplica solo in occasione del verificarsi delle profetizzate sciagure ma si manifesta nel quotidiano. L’imperativo, infatti, è allenarsi a poter risolvere qualsiasi problema pratico in situazioni di emergenza, emancipandosi totalmente dalle comodità della società moderna.

Due approcci molto diversi - Le tecniche di sopravvivenza a una catastrofe sono sostanzialmente due e si definiscono come bugging in o bugging out: la prima consiste sostanzialmente nell’aver pianificato per tempo quanto di drammatico potrebbe accadere e aver dotato la propria casa, o altro rifugio sicuro, di viveri, acqua, torce elettriche e pile, kit di pronto soccorso e ogni altra cosa che possa ritenersi utile alla propria sopravvivenza.

Con il secondo termine, invece, si intende la strategia per cui si abbandona la propria casa per dirigersi verso un altro luogo sicuro lontano dal pericolo. Ovviamente, sia il percorso che il luogo, oltre che tutto il materiale essenziale da portarsi dietro, deve essere preventivato tempo prima in maniera molto meticolosa.


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Eric Matthew Frein, survivalista e assassino, arrestato e condannato a morte nel 2014 per un assalto a una caserma di polizia in Pennsylvania.

Anche in questo caso, che sia una struttura già esistente o costruita per l’occorrenza, è necessario che sia dotata di tutto ciò che è necessario alla sopravvivenza umana: acqua potabile per uso personale e per cucinare, cibo, generalmente in scatola e a lunga conservazione, attrezzi quali chiodi, corde, coltelli e cacciavite e anche armi di difesa.

Questi due modi di agire sono rappresentativi di una distinzione che occorre fare tra ‘survivalisti’ veri e propri e i cosiddetti preppers. I primi hanno sostanzialmente un approccio militare e sono capaci di dispensare consigli su quali sostanze usare per accendere il fuoco o quali sia il coltello più adatto da portare con sé per sopravvivere in un bosco.

I preppers, invece, dall’inglese to prepare, tendono ad adottare tecniche di sopravvivenza che presuppongano l’utilizzo di un rifugio sicuro adeguatamente equipaggiato di tutto il necessario per vivere. Mentre i primi, quindi, si allenano per sopravvivere in un ambiente ostile raffinando tutte le tecniche di sopravvivenza di loro conoscenza, quali anche il riconoscimento delle piante commestibili e il cacciare pesci o altri animali con pochi strumenti di fortuna, i secondi non prescindono dall’individuazione di un rifugio sicuro al fine di sopravvivere a un evento catastrofico.


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Il survivalista Troy James Knapp, noto anche come Mountain Man (l'Uomo della Montagna, ndr.) al momento del suo arresto nello Utah nel 2013. Nei suoi confronti l'accusa è di furto in diverse capanne della zona.

L'apocalisse che ti aspetti - Le teorie survivaliste hanno vissuto periodi di alterna fortuna e se, per anni, non se ne è sentito molto parlare, con il riacutizzarsi di situazioni di pericolo, come calamità naturali, guerre o attentati terroristici sono tornate in auge. Se negli anni’80 si viveva nel terrore di una guerra nucleare, negli anni ’90 la paura era quella del Millenium bug, ossia un errore di sistema che si temeva avrebbe mandato in tilt i sistemi informatici di tutto il mondo con effetti catastrofici.

Nel 2001 le teorie survivaliste vennero rispolverate dopo gli attacchi terroristici dell’11 settembre, così come in occasione dello Tsunami del 2004 e allo scoppio della crisi finanziaria del 2008, senza dimenticare la previsione Maya sulla fine del mondo nel 2012. Lo stesso può dirsi allo scoppio della pandemia mondiale da Covid-19.

Nander Knobben, che nei Paesi Bassi da anni gestisce un negozio online di attrezzature utili ai survivalisti, ha assistito a un boom di ordini proprio in concomitanza con il diffondersi della pandemia da Covid-19. Gli articoli più venduti sono state le maschere protettive, le radio e i filtri per l’acqua. La tendenza è stata confermata anche da Lincoln Miles che gestisce un negozio analogo in Gran Bretagna.

La situazione è andata, per sua stessa ammissione ai microfoni di Fox News, «oltre il maniacale» ed ha dovuto assumere personale extra per evadere gli ordini che sono stati 20 volte superiori alla media. Gli articoli più venduti sono state le maschere antigas, filtri e tute antigas e maschere militari. Inoltre, «6'000 razioni di cibo da 20 giorni sono andate esaurite in sole 5 ore».

Per l’autore britannico Edward O’Toole autore del libro “Tao of Prepping” - sempre sentito da Fox News - il survivalismo è «una visione molto logica delle cose e non uno scenario da Giorno del Giudizio. Prepararsi non significa immagazzinare prodotti di sopravvivenza costosi che non si sa come usare, ma agire come una comunità».


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Una ragazzina partecipa a un corso di survivalismo tenuto dal North Florida Survival Group.

Mille sfumature di sopravvivenza - Le pagine social dedicate al survivalismo sono numerosissime e contano migliaia di seguaci. In esse, i survivalisti si scambiano consigli utili e informazioni come, per esempio, dove comprare il permanganato e il glicerolo per accendere un fuoco o dove reperire pillole di iodio per scongiurare il pericolo delle radiazioni in caso di incidente nucleare.

Di recente è stato pubblicato il libro “Appunti da un’Apocalisse. Viaggio alla fine del mondo e ritorno” di Mark O’Connel. Si tratta di un reportage che fotografa una realtà diversificata e divisa da inevitabili differenze sociali ed economiche. Si passa dai preppers americani che si danno consigli sullo stoccaggio del cibo in scatola alle desolate pianure del South Dakota dove «un immobiliarista senza scrupoli sta edificando bunker antiatomici per clienti facoltosi».

Viene poi analizzata la controversa figura di Peter Thiel, cofondatore di Paypal e azionista di Facebook, che per sottrarsi agli effetti devastanti di quella che viene definita una società in declino, ha comprato una immensa proprietà in Nuova Zelanda ed ha speso oltre 4 milioni di euro per costruire un bunker a prova di apocalisse.

«Per un apocalittico moderno-scrive Mark O’Connell-la Nuova Zelanda è di per sé una specie di rifugio geopolitico, giù in fondo, dall’altro capo del mondo» e infatti sono molti i vip, tra cui il regista James Cameron e Julian Robinson, che hanno acquistato dei lussuosi bunker salvavita. L’angoscia per il futuro, che si avverte incerto e irto di pericoli, è trasversale e anche i miliardari del Pianeta non ne sono immuni.

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