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01.09.21 - 12:120

Stop al commercio di pinne di squalo: è la richiesta dei Cittadini Europei

La caccia ai grandi predatori minaccia la loro esistenza e così quella dell'intero ecosistema marino

BRUXELLES - Morire per una zuppa di pinne insapore. È il destino di almeno 63 milioni di squali nel mondo, ma la cifra secondo l'Unione internazionale per la conservazione della natura, potrebbe aggirarsi anche intorno ai 273. La caccia ai grandi predatori viene fatta in tutto il mondo e solo poche nazioni hanno una regolamentazione chiara in fatto di pesca degli squali o un bando generale della pratica. Nonostante il suo fine sia un piatto di zuppa consumato prevalentemente nell'est asiatico, anche in Europa il fenomeno non solo è presente, ma in crescita. Così un'iniziativa dei Cittadini Europei vuole chiedere alla Commissione Europea un emendamento legislativo concreto: fermare il commercio di pinne di squalo provenienti dall'Europa.

La Spagna è uno dei principali produttori di pinne non lavorate. La tecnica di pescaggio è il finning, consiste ovvero nel prendere lo squalo e tagliargli via le pinne, per poi ributtarlo in mare ancora vivo. Lo squalo non ha scampo in quanto non può più nuotare e muore. Questa pratica è vietata in Europa dal 2011, ma con una scappatoia. Depredare lo squalo delle sue pinne è accettato, fintanto che la carcassa non viene ributtata in mare. In Spagna la razza pescata è la verdesca.

I dati raccolti dalla Commissione internazionale per la conservazione dei tonnidi dell’Atlantico mostrano che dall'istituzione del bando era prima stato registrato un calo del volume di pesca, da 59mila tonnellate nel 2011, a 44mila tonnellate nel 2013. Poi qualcosa è cambiato, e nel 2016 si è tornati a un volume pari a 53mila tonnellate. Questo perché è illegale ributtare la carcassa in mare una volta sezionato l'animale, ma se tenuta a bordo, no. Il divieto è stato aggirato mettendo in commercio, oltre alle pinne, il resto della sua carne.

La presenza dello squalo in mari e oceani è fondamentale in quanto è all'apice della catena alimentare. E se la loro presenza è minacciata, l'equilibrio dell'intero ecosistema marino è minacciato. Così l'iniziativa dei Cittadini Europei vuole porre fine a questo commercio ed è attualmente in corso una raccolta firme volta a sostenere il progetto.

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