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UNGHERIA
21.07.21 - 12:130
Aggiornamento : 12:58

Legge sulla "propaganda gay": Orbán si rimette al popolo

Di fronte alle «minacce» di Bruxelles, il primo ministro ungherese ha annunciato un referendum.

Tra i quesiti anche domande come "È a favore della presentazione senza restrizioni di contenuti multimediali sessuali ai bambini minori che influenzino il loro sviluppo?".

BUDAPEST - La legge contro la "propaganda" LGBT che ha messo Bruxelles sul piede di guerra contro l'Ungheria e causato tante polemiche durante gli ultimi Europei di calcio sarà sottoposta a referendum. Il primo ministro ungherese, Viktor Orbán, ha annunciato la consultazione in un videomessaggio su Facebook.

«Nelle ultime settimane, Bruxelles ha attaccato senza mezzi termini l'Ungheria riguardo alla legge sulla protezione dei minori», dichiara il leader di Fidesz nel filmato, ricordando che la norma vieta la «propaganda sessuale» in asili, scuole, alla tv e nelle pubblicità, «propaganda» che, a suo avviso, sarebbe invece pratica corrente «in Europa occidentale». Di fronte alle «minacce» dei «burocrati di Bruxelles» di usare la leva economica per piegare Budapest alla loro volontà, il governo ungherese ha così deciso di cercare la legittimazione popolare e lanciare un referendum. «Ne va del futuro dei nostri bambini, non possiamo mollare», ha sottolineato il premier ungherese.   

Tra i cinque quesiti figureranno domande come "È a favore della pratica d'introdurre l'orientamento sessuale ai minorenni a scuola senza il consenso dei genitori?"; "È a favore della promozione dei trattamenti di riassegnazione di genere per i bambini minori?"; "È a favore della presentazione senza restrizioni di contenuti multimediali sessuali ai bambini minori che influenzino il loro sviluppo?". Interrogativi ai quali, per come sono formulati, difficilmente qualcuno - in Europa occidentale od orientale, conservatore o attivista LGBT - potrebbe rispondere con un "sì". 

Secondo i critici, la legge contro la "propaganda" LGBT ungherese andrebbe del resto molto oltre vietare la distribuzione di pornografia a «bambini minori» o la «promozione» della riassegnazione di genere su cui si concentrano i quesiti referendari. A loro avviso, impedirebbe di fatto alle associazioni per i diritti LGBT e ai professionisti che si occupano di sostegno ai minori di fornire a questi ultimi informazioni sull'orientamento sessuale e l'identità di genere anche in un'età come l'adolescenza in cui i giovani gay, bi e trans più hanno bisogno di accompagnamento e supporto. Proprio su questo punto - oltre che sulla discriminazione anti LGBT che pervaderebbe la legge - insiste l'Europa.

A indispettire gli attivisti è infine il fatto che la norma contro la "propaganda" sia inserita in una legge più ampia che si occupa di contrasto della pedofilia. Un accostamento, quello tra omosessualità e pedofilia, che di certo non va giù alle associazioni LGBT e appare discriminatorio verso le persone lesbiche, gay, bi e trans.    

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