Lo spazio non è un paese per poveri

La corsa per arrivare (primi) in orbita di 3 miliardari e visionari. Come è cominciata e come potrebbe andare a finire

I miliardari, si sa, sono gente fuori dal comune. A loro non interessa interrogarsi banalmente su chi sia il più ricco tra loro o chi abbia più isole nel Pacifico. No, la vera domanda, quella destinata a togliere il sonno anche a questi pochi eletti, è chi sarà il primo, tra loro, a viaggiare nello spazio. D’altra parte lo spazio, per chi si è già tolto qualsiasi sfizio immaginabile, rappresenta la nuova frontiera da conquistare per passare alla Storia.

Sono anni, infatti, che in questa ideale corsa a organizzare il primo viaggio privato orbitale, i soliti nomi quali Jeff Bezos, fondatore di Amazon, l’imprenditore multimiliardario Elon Musk e Sir Richard Branson, fondatore della Virgin Group, si sfidano a colpi di costruzioni ingegneristiche di ultima generazione e annunci a sorpresa. ‘Guerre stellari miliardarie’ le ha chiamate qualcuno, e in effetti i colpi di scena in questa nuova conquista dello spazio non mancano mai.


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Il team di Virgin Galactic, Richard Branson è il terzo da destra.

L'ultimo sarà il primo - A tenere banco, in questi giorni, è l’annuncio fatto da Branson che ha dichiarato che l’11 luglio, se le condizioni meteorologiche lo consentiranno, vorrà essere il primo privato cittadino ad andare in orbita, battendo sul tempo i suoi diretti concorrenti. L’annuncio è arrivato direttamente dalla Virgin Galactic, la compagnia del miliardario inglese impegnata, da oltre venti anni, nello sviluppo di nuove tecnologie spaziali.

«Credo davvero che lo spazio appartenga a tutti noi», ha detto Branson in una sua dichiarazione del 1 luglio, riportata da Cbs News. “Dopo oltre 16 anni di ricerca, ingegneria e test- ha continuato il magnate inglese- Virgin Galactic è all’avanguardia di una nuova industria spaziale commerciale che è destinata ad aprire lo spazio all’umanità e a cambiare il mondo per sempre”.

Se il viaggio orbitale dovesse aver seguito, Branson batterebbe di ben 9 giorni il suo diretto antagonista Jeff Bezos che aveva annunciato il lancio della navicella spaziale New Shepard, della sua compagnia Blue Origin, per il 20 luglio. Il piano di Bezos era, infatti, di andare in orbita, in compagnia del fratello, dell’aviatrice 82 enne Wally Funk e di un anonimo che ha pagato 28 milioni di dollari per farlo, il giorno dell’anniversario della missione dell’Apollo 11 che portò i primi uomini sulla Luna nel 1969. Il mezzo utilizzato sarebbe un razzo e una capsula progettati e testati già 15 volte dalla sua compagnia.


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Spazio, ultima frontiera - Sia la Virgin Galactic che la Blue Origin sono in competizione nell’emergente mercato del ‘turismo spaziale’, sviluppato con l’idea di offrire brevi corse fuori dall’atmosfera per provare il brivido dell’assenza di gravità. Tali voli sono destinati, oltre a turisti molto abbienti, anche a scienziati e ricercatori delle agenzie governative e delle società impegnate a sviluppare la tecnologia spaziale.

Mentre però Bezos mira al turismo spaziale ma anche a sbarcare sulla Luna, Branson, invece, vuole porre le basi del turismo spaziale, vendendo costosissimi biglietti per finanziarsi, oltre che costruire vari spazioporti sulla Terra. Nel frattempo, si è anche aperto un incredibile dibattito su dove inizi il confine dello spazio: secondo gli americani della FAA, può fissarsi ad 80 chilometri dal suolo, mentre per la Federazione internazionale inizia a 100 chilometri sopra il livello del mare, dove si può disegnare l’immaginaria linea di Karman che segna appunto il confine tra l’atmosfera terrestre e lo spazio esterno.

Nel messaggio con cui ha annunciato la sua partecipazione al volo spaziale, Branson che compirà 71 anni una settimana dopo il lancio, ha dichiarato: «Sono sempre stato un sognatore. Mia madre mia ha insegnato a non mollare mai e a puntare alle stelle. L’11 luglio sarà tempo di trasformare questo sogno in realtà a bordo del prossimo volo spaziale di Virgin Galactic».

Quello di domenica prossima, sarà il quarto volo della società spaziale di Branson, che ha raggiunto lo spazio per la prima volta nel 2018 con lo Vss Unity, ma sarà il primo volo sperimentale in assoluto con equipaggio completo. A bordo ci saranno esclusivamente alcuni dipendenti dell’azienda. Il primo volo era stato compiuto dalla navetta SpaceShipOne nel giugno del 2004, mentre la SpaceShipTwo è esplosa in volo nell’ottobre del 2014 sopra il Deserto del Mojave, causando la morte del copilota e il ferimento grave del pilota.


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Il rientro nell'atmosfera di una capsula di Blue Origin.

SpaceX vs Blue Origin - Dal canto suo, Jeff Bezos ha creato la Blue Origin nel 2000 ricevendo il plauso, oltre che un premio del valore di 3,7 milioni di dollari, della Nasa con la quale collabora all’interno del programma Commercial Crew Development. All’inizio, la società si focalizzava unicamente sui voli spaziali sub-orbitali, costruendo e sperimentando oltre al famoso velivolo New Shepard, in onore al primo astronauta statunitense a volare nello spazio, anche numerosi razzi vettori riutilizzabili.

Successivamente, nel maggio del 2019, Bezos ha dichiarato che la società Blue Origin stava lavorando, da ben 3 anni, a un lander lunare chiamato Blue Moon. Dal canto suo, anche il magnate Elon Musk ha sogni spaziali nel cassetto anche se, attualmente, non è stato stabilito alcun programma di volo.


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Il decollo di un razzo SpaceX.

Nel 2002, Musk aveva fondato la Space Exploration Technologies Corporation, SpaceX, una azienda aerospaziale con l’obiettivo di creare le tecnologie per ridurre i costi di possibili viaggi nello spazio oltre che permettere la colonizzazione di Marte.  L’azienda ha sviluppato diversi lanciatori, tra cui Falcon 1, il primo razzo privato a raggiungere l’orbita terrestre, e capsule tra cui la Dragon che nel 2012 è stata la prima navicella spaziale di una compagnia privata a raggiungere la Stazione Spaziale Internazionale.

La SpaceX è stata anche la prima compagnia a mettere un oggetto in orbita intorno al Sole, la Tesla Roadster nel 2018, e a mandare, nel 2020, degli astronauti sulla Stazione Spaziale Internazionale con la missione Crew Dragon Demo-2. Nel marzo di quest’anno, però, è fallito anche il terzo test per la navicella SN10 del razzo Starship che il magnate spera, un giorno, di poter inviare su Marte.


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Quello spazio che vale miliardi - Nonostante tutto, Musk rimane convinto che il futuro dell’umanità sia fuori dal pianeta Terra e che la specie umana sarà costretta a emigrare nello spazio per salvarsi dal concreto pericolo di una estinzione di massa: «L’alternativa-aveva dichiarato l’imprenditore- è diventare una civiltà che viaggia nello spazio e una specie che risiede in diversi pianeti». Sebbene la sua azienda sia stata quella a ottenere i maggiori successi pratici, Musk non ha in programma di essere passeggero di alcun viaggio spaziale a differenza dei suoi concorrenti miliardari Bezos e Branson che rischiano di tagliare il traguardo prima di lui.

Nonostante l’eco mondiale di tale corsa allo spazio, sono in tanti a interrogarsi sull’effettiva utilità di tali voli. A differenza di quanto effettuato da Musk, nel caso dell’attività spaziale portata avanti dagli altri due magnati non si tratta di trasportare astronauti verso la Stazione Spaziale Internazionale ma di vendere carissimi biglietti ai ricconi del pianeta Terra per effettuare voli suborbitali la cui ragion d’essere è unicamente turistica e non scientifica. Attualmente, infatti, la motivazione scientifica appare secondaria rispetto a quella monetaria.


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Su Virgin Galactic una poltrona costa come minimo 250 mila dollari e tra i possibili acquirenti figurano personaggi come Leonardo DiCaprio o Lady Gaga. Su New Shepard, come detto, il primo biglietto per il volo spaziale è stato battuto 28 milioni di dollari durante un asta a cui hanno partecipato 7.500 persone da 159 Paesi diversi. Il ricavato è stato versato alla fondazione Club for the Future che promuove la cultura scientifica e che è, guarda caso, di proprietà della stessa Blue Origin.

Se tali voli dovessero prendere piede è comunque difficile immaginare che possano avere un costo inferiore rispetto a quello, già salatissimo, richiesto attualmente. Viene quindi meno l’idea romantica propugnata dal ristrettissimo gruppo di magnati miliardari di uno spazio ‘democratico’ alla portata di tutti.

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