Alamo, un viaggio in quel mito americano che oggi inizia a scricchiolare
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05.07.21 - 06:300
Aggiornamento : 08:24

Alamo, un viaggio in quel mito americano che oggi inizia a scricchiolare

La missione che fu luogo della celebre battaglia è ancora molto visitata, ma sulla sua storia non mancano controversie

di Redazione
Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni

SAN ANTONIO - È uno dei monumenti più visitati non solo del Texas ma degli Stati Uniti. C’è chi lo definisce la “mecca del western”. Considerato la quintessenza del carattere indomito degli americani e del loro culto supremo della libertà, è il simbolo della resistenza della provincia ribelle texana che in battaglia con coraggio si ribellò al dominio messicano. 

Eppure qualcosa inizia a scricchiolare. C’è un movimento, quello dei “revisionisti dell’Alamo”, che sta mettendo in dubbio la portata morale di questo simbolo. Innanzitutto per i suoi legami con la schiavitù e con l’oppressione: gli “eroi” della battaglia erano proprietari di schiavi, mentre l’esercito messicano era abolizionista. Nel 1836 l’esercito messicano guidato dal generale Antonio López de Santa Anna circondò la missione di Alamo, difesa dai patrioti texani che vi sacrificarono la vita al termine di un assedio di 13 giorni.

Due mesi dopo, la sconfitta venne vendicata dall’esercito texano rinvigorito, al grido di «Ricordatevi di Alamo». La battaglia sancì la cacciata dei dominatori messicani e la ratifica dell’indipendenza del Texas. Questa versione degli eventi, però, è stata ampiamente mitizzata nel corso degli anni. A fare chiarezza arriva il libro “Forget the Alamo” (Dimenticate l’Alamo) di Bryan Burrough, Chris Tomlinson e Jason Stanford.

Secondo il saggio, infatti, una delle cause scatenanti del conflitto fu la spinta del Messico ad abolire la schiavitù. In seguito i residenti texani ridotti in schiavitù si resero presto conto come le loro condizioni fossero più pesanti sotto il dominio texano piuttosto che sotto quello del Messico, che proibiva la schiavitù.

Un’altra distorsione storica denunciata dagli autori è la rimozione negli anni del contributo dei Tejanos - i texani di origine messicana - che combatterono coraggiosamente al fianco dei ribelli texani. Il mito della fondazione del Lone Star State (come oggi è chiamato il Texas), quindi, è denso di lati oscuri. 

Intanto nel 2022 sarà inaugurato uno spazio museale che ospiterà l’intera “Phil Collins Collection” ovvero tutti i reperti storici donati alla città di San Antonio dal musicista Phil Collins, il più grande collezionista al mondo di memorabilia dell’Alamo. Gli oggetti raccolti negli anni da Collins valgono milioni di dollari. Non manca qualche polemica anche in questo caso, visto che l’autenticità di alcuni reperti è stata recentemente messa in discussione.

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