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UNIONE EUROPEA
02.07.21 - 12:300

Green pass, «si rischia il caos negli aeroporti»

I passeggeri, già ora, stanno perdendo un'ora e mezza in più negli aeroporti rispetto ai livelli pre-pandemia

Il problema? I vari requisiti e le procedure di controllo dei certificati, diversi tra un Paese e l'altro

BRUXELLES - L'inizio dei viaggi con il tanto atteso Green Pass, introdotto ieri dall'Unione europea, sta destando diverse preoccupazioni a causa di modalità, procedure e requisiti diversi tra uno Stato e l'altro, che rischiano di causare ore di coda agli sportelli del check-in e dei vari controlli.

È quanto denunciano allarmate in una lettera ai Governi dell'Ue diverse associazioni di categoria: Airlines for Europe, Airports Council International, European regions airline association e International air transport association. A creare problemi, in particolare, la mancanza di coordinazione tra Stati, con diversi approcci applicati. 

Tra chi accetta codici QR, formati digitali, o formati cartacei dei tamponi, tra chi chiede ai turisti di compilare moduli come il Passenger locator form in modo digitale, o in modo cartaceo, non c'è alcuna coordinazione a livello europeo per snellire il viavai di passeggeri negli aeroporti. Secondo le organizzazioni aeree e degli aeroporti, ci sono almeno dieci modalità diverse di verifica del Covid Pass tra i 27 Stati membri.

Si rischia il caos
Secondo gli enti, «con l’aumento del traffico passeggeri nelle prossime settimane il rischio di caos negli aeroporti europei è reale». Qualche conseguenza si vede già: solo per effettuare il check-in i passeggeri hanno bisogno ora di circa 12 minuti a persona, un aumento del 500% rispetto a prima. «Ai valori attuali di traffico, ancora lontani da quelli pre-Covid, i passeggeri stanno perdendo in media un’ora e mezza in più in aeroporto, il doppio del solito», ha denunciato al Corriere.it Willie Walsh, dirigente della Iata (International Air Transport Association).

Quando i flussi saranno nuovamente a circa il 75% dei livelli pre-pandemici, la Iata presume che il tempo che si perderà dall’ingresso al terminal fino all’imbarco potrà toccare le sei ore, in particolare per i controlli sanitari. Al 100%, si raggiungerebbero persino le otto ore, secondo le stime della Iata.

Digitalizzare è meglio
Per questo le associazioni chiedono di digitalizzare il più possibile ogni processo di controllo, utilizzando procedure digitali e codici QR, per ridurre al minimo eventuali disagi. Oltre a ciò, si chiede che il Passenger locator form sia integrato nella verifica digitale del Green Pass, snellendo i controlli. Infine, si chiede di astenersi dal verificare il Pass anche all'arrivo, in quanto «servirebbe a poco scopo medico e potrebbe portare a inutili code».  

Nel frattempo, mentre i Governi prendono atto di quanto suggerito, i passeggeri dovranno armarsi di tempo, attenzione e pazienza.

Commenti
 
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Don Quijote 6 mesi fa su tio
Con le capre che ci sono nei vari governi era prevedibile, basta pensare che non esistono due paesi al mondo che abbiano la presa della corrente casalinga uguale, i costruttori di apparecchi elettronici cambiano continuamente il formato delle batterie tra una versione e l'altra per impedire il riutilizzo di quelle vecchie, in molti casi la batteria ha perfino lo stesso formato ma cambiano un piccolo particolare per impedire sempre il riciclaggio. Questo avviene sotto gli occhi delle solite capre che vogliono convincere la popolazione che l'auto elettrica è necessaria, le tasse sulla CO2 anche, che bisogna ridurre gli sprechi di materie prime e quindi anche le montagne di rifiuti pericolosi come le batterie, la plastica ecc. Tutto questo non ha niente a che vedere con la logica... il nemico non sono i virus ma queste capre!
ceresade36@gmail.com 6 mesi fa su tio
Umani non sano più niente che fare Sono vittimi di suo stesso invento🤡
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