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In alcuni sistemi penitenziari il tasso dei vaccinati è molto più alto della media statale.
STATI UNITI
02.06.21 - 06:000

Gli Stati dove ci sono più vaccinati in carcere che fuori

Le tattiche di alcuni sistemi penitenziari potrebbero fungere da modello

WASHINGTON - Alcuni sistemi carcerari statali negli Usa hanno tassi di vaccinazione più alti rispetto alla media nazionale. Il loro successo, secondo il New York Times, potrebbe fungere da modello su come persuadere gli scettici ad aderire alla campagna.

L'importanza di una corretta informazione - «L'educazione è davvero fondamentale» ha dichiarato Lauren Brinkley-Rubinstein, professore presso la Scuola di medicina dell'Università della Carolina del Nord e alla guida del Covid Prison Project, un gruppo che tiene traccia dei casi di coronavirus in istituti penitenziari e ha compilato i dati sui tassi di vaccinazione. «Soprattutto in un contesto carcerario, dove tende a esserci molta sfiducia sia nei confronti del personale sanitario che del personale correzionale».

Gli esempi - Un esempio arriva da una prigione della California, dove i detenuti hanno tenuto una riunione alla presenza di esperti medici, che hanno risposto alle loro domande sulla sicurezza dei vaccini. In Rhode Island, invece, allo sviluppo di un piano di vaccinazione carcerario hanno collaborato alcuni ex detenuti. Circa il 73% dei detenuti nelle carceri della California e del Kansas ha ricevuto almeno una dose di vaccino contro il Covid-19, secondo le cifre raccolte dal Covid Prison Project. In Nord Dakota, dove si sono tenute riunioni informative nei penitenziari, il tasso è superiore all'80%.

Più dentro che fuori - I sistemi carcerari di alcuni Stati fanno registrare percentuali migliori rispetto a quelle generali. In Nord Dakota la media è del 42%, quindi quasi la metà rispetto alle dosi somministrate dietro le sbarre. Ci sono grosse differenze anche in Kansas (47%) e in California (56%).

 

Il possibile segreto - Brinkley-Rubinstein e Aaron Littman, un professore di legge che segue la casistica Covid-19 del Behind Bars Data Project presso l'Università della California, a Los Angeles, ritengono che ricevere informazioni da fonti qualificate facilità il consenso nella comunità. «Può avere davvero successo, anche in persone molto colpite e tradizionalmente svantaggiate». Inoltre la pressione del proprio ambito di appartenenza potrebbe giocare un ruolo importante: «Potrebbe non esserci nessuno che lo vuole, ma se poi lo prendono tutti e sei in questo piccolo gruppo di persone - la pressione potrebbe funzionare in ottica pro-vaccino» sostiene Kevin Ring, un ex detenuto che è presidente di Families Against Mandatory Minimums.

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