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VIETNAM
29.05.21 - 19:490

Spunta la variante "vietnamita": «È più contagiosa»

In realtà si tratterebbe di un ibrido formato da due varianti, quella indiana e quella inglese

La caratteristica più allarmante sembra essere la maggiore capacità di diffondersi nell'aria

Fonte Anna Lisa Rapanà, Ansa
elaborata da Davide Milo
Giornalista

HO CHI MINH - Mentre parte del mondo accelera sulle vaccinazioni anti-Covid-19 puntando all'estate per ultimare almeno la prima fase di immunizzazione, resta alta la paura delle varianti: in Vietnam è comparso un nuovo ceppo del virus, questa volta "ibrido", ovvero formato dalle cosiddette varianti indiana e inglese.

La caratteristica più allarmante sembra essere la capacità di diffondersi molto rapidamente nell'aria, di più rispetto alle altre già conosciute.

A rendere pubblica l'informazione - in maniera ufficiale, non si tratta infatti di voci o sospetti - è stato il ministero vietnamita della sanità: Nguyen Thanh Long ha inoltre precisato che proprio questa variante è responsabile per la nuova ondata di contagi in corso nel Paese, una tendenza comparsa da un mese circa e che ad oggi vede 3595 nuovi casi in 33 città e province.

Finora il Vietnam ha rilevato sette varianti del virus, incluse quelle sudafricana, inglese e indiana. Secondo i conteggi della Johns Hopkins University, dall'inizio della pandemia nel Paese sono stati registrati 6713 casi di contagio, con 47 decessi. Il ministro vietnamita non ha specificato quanti dei nuovi casi registrati possano ricondursi a questo nuovo lignaggio, ma le autorità locali sono in allarme: la reazione alla nuova impennata di contagi è stata immediata, con nuove restrizioni soprattutto sugli spostamenti e su orari e modalità per le attività commerciali. Così in alcune zone del Paese sono state nuovamente disposte le chiusure di bar, ristoranti, parrucchieri e centri massaggi ed anche alcuni centri turistici e luoghi di culto.

Un passo indietro ritenuto evidentemente necessario e che, visto dall'Europa, costituisce un monito ma anche un incubo. Per il Regno Unito per esempio, che sta vivendo giornate con il fiato sospeso nella speranza che l'aumento di contagi verificatosi negli ultimi giorni resti circoscritto e si fermi presto, invertendo possibilmente di nuovo la marcia, senza interferire con il piano britannico delle riaperture arrivato quasi al traguardo.

Dopo l'attuale tappa sbloccata lo scorso 17 maggio infatti si guarda al 21 giugno per la rimozione della quasi totalità delle restrizioni, ma alcuni esperti hanno cominciato a suggerire di frenare. L'ansia era montata già nei giorni scorsi con il diffondersi delle variante indiana e Downing Street si era affrettata ad assicurare, per bocca del ministro delle attività produttive Kwasi Kwarteng, che i dati non giustificavano ipotesi di rinvio della scadenza del 21 giugno.

Poi lo stesso Boris Johnson ha esortato alla cautela, avvertendo che per una decisione finale al riguardo occorrerà "attendere" ulteriori verifiche. Nelle ultime 24 ore intanto il numero di nuovi casi di Covid-19 si è assestato a 3398, con un leggero calo rispetto al dato precedente che segnava 4182 nuove infezioni, mai così tante dal primo aprile.

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