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STATI UNITI
13.05.21 - 08:000
Aggiornamento : 10:34

Più giovani e senza malattie: i "pazienti" di "Long Covid"

Da uno studio emerge che l'età media di chi sviluppa la condizione è molto più bassa rispetto alle fasce a rischio

I sintomi che si manifestano più comunemente sono il senso di fatica e il fiato corto. Ma non sono rari i disturbi cognitivi e del sonno. E il 30% dei partecipanti allo studio non è stato in grado di tornare al lavoro.

ROCHESTER - Affaticamento, difficoltà respiratorie, ma anche disturbi di natura neurologica che si protraggono per settimane, a volte per mesi, dopo aver contratto il coronavirus ed esserne poi (clinicamente) guariti. Ma se le condizioni legate ai decorsi più gravi della malattia sono state nell'ultimo anno oggetto di numerosi studi, molto meno si sa ancora invece della sindrome cosiddetta del "Long Covid".

Per fare un po' più luce su questa "sintomatologia", che di fatto impedisce di ritornare ai consueti ritmi di vita anche dopo essere guariti, la Mayo Clinic di Rochester ha svolto uno studio su un centinaio dei propri pazienti, che è stato pubblicato sulla rivista Mayo Clinic Proceedings. E il primo dato interessante a emergere riguarda l'età: è stato infatti rilevato dai ricercatori che la condizione colpisce una fascia di popolazione più giovane di quanto ci si aspettasse.

L'età media dei partecipanti allo studio era di 45 anni circa. Inoltre, molti di loro, si legge nel paper, non erano affetti da particolari patologie pregresse. E infatti la nella maggioranza dei casi si parla di decorsi di Covid leggeri durante l'infezione, curati senza la necessità di un ricovero in ospedale. «Quello che abbiamo potuto osservare è che non c'è una condizione pre-esistente che porta queste persone a soffrire di condizioni di Covid prolungate», ha spiegato al Pine Journal il dottor Greg Vanichkachorn, uno degli autori dello studio.

Long Covid: i sintomi più comuni
Si configura quindi una distinzione piuttosto marcata tra quella che è considerata la principale categoria a rischio, ovvero la fascia di popolazione più anziana, e gli individui che sembrano essere più soggetti a sviluppare questa sindrome, che spesso si manifesta attraverso il senso di fatica (80%) e il fiato corto (59%), ma può sfociare anche in disturbi cognitivi (45%) e del sonno (30%). I partecipanti allo studio sono stati valutati, in media, a 93 giorni di distanza dal momento in cui era stata confermata la loro positività al SARS-CoV-2.

«Il 30% non è piu tornato al lavoro»
Pur con tutti i limiti del caso - lo studio ha coinvolto solo un centinaio di persone che si erano rivolte alla clinica per la loro condizione - gli autori considerano utili i risultati emersi, in particolare nell'ottica di riuscire a identificare quelli che sono i sintomi più comuni, così da poter agire in anticipo. Quello del "Long Covid", a detta di Vanichkachorn, potrebbe infatti trasformarsi in un problema serio anche a livello di società. «Una stima prudente ci dice che il 10% circa delle persone che contraggono il Covid-19 sviluppano sintomi a lungo termine. E dai nostri studi è emerso che il 30% di questi non è poi stato in grado di tornare al proprio lavoro».

Commenti
 
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Marta 1 anno fa su tio
Molti che hanno fatto il covid lamentano vari disturbi che persistono da molti mesi, è inutile minimizzare o nascondere o dire che i disturbi andranno via dopo 3-4-12 mesi...: la guarigione non è completa, o forse solamente per pochi. C'è da sperare che rimangano sintomi lievi o sopportabili.
Diablo 1 anno fa su tio
Io direi che dopo gli anziani a cui si vietava di“uscire di casa” è arrivato il turno dei giovani . Divietò e confinamento altrimenti non ne usciamo più . Chiudete tutto cit.
dan007 1 anno fa su tio
Io ho dolori hai polsi ginocchia schiena tendiniti fiato dopo un anno 80 % forza muscolare - 60% sono un body builder e conosco i miei limiti ma ho dolori dappertutto quando li alleno
Lore61 1 anno fa su tio
@dan007 Pensa... La maggior parte invece ne è uscita più forte di prima, specialmente con il sistema immunitario! Però si continua a rinchiudere oltre il 90% della popolazione sana e attiva, per un scarso 10% di problematici...
joe69 1 anno fa su tio
@Lore61 Se però nel 10% dei "problematici" ci stavi dentro pure tu.... viva l'empatia e l'umanità 🤣🤣... che tristezza di commento.... almeno abbi rispetto per Dan007 e per la gente che sta ancora soffrendo o ha perso amici e parenti... mi sembra il minimo...
Lore61 1 anno fa su tio
@joe69 È più o meno il rispetto di chi ha rovinato la vita a chi aveva un lavoro e si è ritrovato in assistenza con danni psicologici anche fra i giovani, dove questa porcheria neanche lì sfiora, e di cui nessuno sembra fregarsene... Più o meno il rispetto dei paesi ricchi che se ne sbattono se al mondo muoiono ancora oggi un quarto della popolazione di fame...malattia curabilissima... Il rispetto di chi anche nel nostro paese ricco e pieno di farmaceutiche, perfino in emergenza si preoccupano dei brevetti dei vaccini, o da chi acquistarli... Che tristezza di società!
joe69 1 anno fa su tio
@Lore61 Ahhh è colpa di Dan e di chi si è ammalato e/o morto...???? Bel modo di ragionare... Secondo il tuo ragionamento dovevamo affrontare la pandemia nel modo Brasiliano o Indiano... morti a go go... sperando che nn toccasse te... bene 👍👍
pillola rossa 1 anno fa su tio
Non facendo uso di anticoagulanti per altri problemi come spesso accade per le persone anziane, sono più soggetti a certi peggioramenti
Geni986 1 anno fa su tio
Buongiorno. Possibile che a nessuno venga in mente che in questi pazienti una condizione pre-esistente c'è?! Ed è la società frenetica, esigente e logorante in cui viviamo. I pazienti più anziani hanno ancora conosciuto il vivere bene, valori come la famiglia, la tenacia, la convivialità. Questi pazienti giovani di long covid sono già figli dell'individualizzazione, della digitalizzazione e della prestazionicrazia della nostra povera società. Per superare qualsiasi malattia serve una mente forte; bene purtroppo sempre più raro.
pillola rossa 1 anno fa su tio
@Geni986 Bravo!
TGas 1 anno fa su tio
@Geni986 La medicina non funziona proprio così. Qui si parla di processi biomolecolari causati dell’infezione che portano a determinati danni in vari tessuti. La mente forte non basta per fronteggiare queste cause di tipo chimico-biologico. Durante la vita il metabolismo (e l’espressione genetica, ma non entro nei dettagli) cambia, e sono probabilmente queste differenze a causare una diversa reazione all’infezione in base all’età.
TGas 1 anno fa su tio
@Geni986 La medicina non funziona proprio così. Qui si parla di processi biomolecolari causati dell’infezione che portano a determinati danni in vari tessuti. La mente forte non basta per fronteggiare queste cause di tipo chimico-biologico. Durante la vita il metabolismo (e l’espressione genetica, ma non entro nei dettagli) cambia, e sono probabilmente queste differenze a causare una diversa reazione all’infezione in base all’età.
volabas56 1 anno fa su tio
@TGas Bravo hai spiegato molto bene, ma penso che per tanti sia difficile da capire.
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