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STATI UNITI
04.05.21 - 20:100

Joe Biden "offre" il vaccino a Messico e Canada

La Casa Bianca ha deciso di allentare la stretta sulle esportazioni dei vaccini "made" in USA.

I primi a beneficiarne saranno due stati confinanti: «Una scelta che rafforza anche la sicurezza degli Stati Uniti, dati i reciproci flussi di persone e merci tra questi tre Paesi».

Fonte Ansa, Claudio Salvalaggio
elaborata da Adriano De Neri
Giornalista

WASHINGTON - Joe Biden allenta la stretta sull'export dei vaccini made in Usa, partendo da Pfizer. I primi a beneficiarne saranno Canada e Messico, i due Paesi confinanti e partner dell'accordo di libero scambio nordamericano: una scelta che rafforza anche la sicurezza degli Stati Uniti, dati i reciproci flussi di persone e merci tra questi tre Paesi.

Dopo l'iniziale stop di Washington, Ottawa si era rivolta all'Europa e attendeva le fiale dal sito produttivo Pfizer in Belgio. Ora invece riceverà le prime forniture americane già in settimana. La svolta è stata confermata dalla Casa Bianca, dove intanto Joe Biden si è impegnato ad aumentare ulteriormente la disponibilità dei vaccini in Usa, anche redistribuendoli tra gli Stati in base alle richieste reali e non più in base alla popolazione.

Ma il presidente resta sotto la crescente pressione della comunità internazionale e dell'ala sinistra del suo partito perché aumenti la disponibilità dei vaccini allentando le protezioni sui brevetti e sulla proprietà intellettuale, in particolare di fronte alla crisi della pandemia in India e in America latina. Una questione che farà capolino mercoledì e giovedì al Wto, dove India e Sudafrica spingono per una esenzione dell'accordo internazionale che tutela i segreti commerciali di Big Pharma, mentre Usa, Ue e Gran Bretagna per ora hanno bloccato l'iniziativa. Le case farmaceutiche fanno lobbying per evitare che una mossa del genere possa ridurre in futuro i loro profitti e mettere a rischio il loro modello di business, preferendo rafforzare le loro forniture nel mondo, come hanno annunciato Pfizer e Moderna.

La Casa Bianca è divisa: da un lato chi sostiene che Biden ha un imperativo morale ad agire e che schierarsi con Big Pharma è controproducente, oltre che in contrasto con le sue promesse elettorali. Dall'altro chi mette in guardia che un simile passo danneggerebbe l'innovazione e lo spirito imprenditoriale dell'industria americana, senza peraltro contribuire ad accrescere le forniture di vaccini: ottenerne la "ricetta", spiegano, non significa automaticamente poterli produrre, e sicuramente non velocemente. Meglio, suggeriscono, che Biden trovi altri modi: ad esempio premere sulle case farmaceutiche perché donino grandi quantità di dosi o le vendano a basso costo. Anthony Fauci, il consigliere medico della Casa Bianca per la pandemia, ha sintetizzato così la sua posizione: «Rispetto sempre la necessità delle aziende di proteggere i loro interessi, ma non possiamo fare questo completamente al prezzo di non permettere che i vaccini non raggiungano le persone che ne hanno bisogno». Quindi, ha aggiunto, o aumentano le loro forniture ad altre nazioni a prezzi estremamente ridotti o dovrebbero trasferire la loro tecnologia ai Paesi in via di sviluppo per produrre copie poco costose.

Intanto Pfizer, che prevede per il 2021 ricavi per 26 miliardi di dollari dopo aver chiuso il primo trimestre con un boom di 14,58 miliardi di dollari, attende per l'inizio della prossima settimana l'ok della Food and Drug Administration per il vaccino agli adolescenti tra i 12 e i 15 anni. E a settembre quello per la fascia dai 2 agli 11 anni. Una platea che consentirà di contrastare il calo di oltre il 25% del tasso di vaccinazione in Usa rispetto al picco di metà aprile.

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