Keystone
FRANCIA
03.05.21 - 21:000

Macron e quell'eredità lasciata da Napoleone

Tra due giorni vi sarà la commemorazione per il bicentenario della morte dell'Imperatore.

PARIGI - «Guardare in faccia» l'eredità lasciata da Napoleone. In Francia parte il conto alla rovescia per il bicentenario della morte dell'imperatore, il 5 maggio del 1821, durante l'esilio a Sant'Elena.

A due secoli dalla scomparsa, politici, storici e istituzioni si apprestano ad affrontare le mille sfaccettature di questo controverso personaggio, dai lati positivi fino a quelli più difficili e imbarazzanti. Come l'accusa di "schiavismo" mossa nelle scorse settimane dalla Fondation pour la Memoire de l'Esclavage. Malgrado le tante polemiche, il presidente, Emmanuel Macron, ha comunque deciso di prendere parte alla ricorrenza. Anche se la prudenza è massima.

Dopo domani, 5 maggio, si recherà all'Institut de France per partecipare a una cerimonia con personalità del mondo accademico e studenti. Il capo dello Stato si esprimerà dopo un intervento dello storico Jean Tulard, tra i massimi esperti di Napoleone in Francia. Seguirà un momento più simbolico e solenne, quando Macron depositerà una corona ai piedi della tomba dell'Imperatore, sotto alla cupola d'oro dell'Esplanade des Invalides, nel centro di Parigi, insieme alla ministra dell'Esercito Florence Parly, il capo di Stato maggiore Francois Lecointre e Jean-Christophe Napoléon Bonaparte, discendente dell'illustre famiglia di origine corsa.

«Commemorare non significa celebrare», avverte l'Eliseo, nella speranza di disinnescare le polemiche. Macron, insiste la presidenza, non intende in alcun modo appoggiare in tutto e per tutto l'eredità di Napoleone, ma «guardare in faccia» questo «essere complesso», senza esprimersi sul «giudizio retrospettivo dopo dieci generazioni». L'intento, insistono all'Eliseo, «non è né agiografia, né negazionismo, né pentimento: Non bisogna addossare alla storia il peso dei nostri dibattiti contemporanei», avverte un consigliere presidenziale, rifiutando ogni «lettura anacronistica» della storia.

Morto il 5 maggio del 1821 durante l'esilio sull'isola britannica di Sant'Elena, Napoleone resta una figura estremamente controversa per quanto ha fatto nei quindici anni in cui è stato al potere tra il 1799 e il 1815, con la sconfitta a Waterloo. La ministra incaricata della Parità tra Uomini e Donne, Elisabeth Moreno, lo ha recentemente definito, tra l'altro, «un grande misogino». È inoltre accusato di aver ripristinato la schiavitù nel 1802 dopo che era stata abolita nel 1794, cinque anni dopo la Rivoluzione francese. Un gesto "abominevole", dirà Macron, secondo quanto anticipa l'Eliseo.

Napoleone resta anche un capo di guerra che sacrificò la vita di migliaia di uomini durante le sue numerose campagne militari, tra cui la campagna d'Italia. Tra l'altro sottrasse straordinarie opere d'arte del patrimonio italiano nelle cosiddette spoliazioni napoleoniche, tra cui opere d'arte meravigliose come 'Le Nozze di Cana', capolavoro assoluto di Paolo Veronese, oggi custodito al Louvre, ma presente in origine nel refettorio benedettino del complesso architettonico sull'Isola di San Giorgio Maggiore a Venezia. Ma Bonaparte viene anche ricordato come un leader visionario che pose le basi dello Stato moderno con il Codice civile del 1804.

«Il nostro passato è il nostro passato e dobbiamo addossarcelo», spiega l'Eliseo, insistendo sulla necessità di coltivare una «storia condivisa». Ma rifiutando al tempo stesso «complessi di colpa mortiferi», siano essi su Napoleone, sull'azione della Francia in Algeria o sul Ruanda, tanto per citare alcuni dei grandi dossier legati alla memoria storica affrontati durante il quinquennato di Macron.

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