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Sono 99mila i decessi imputabili al Covid-19 in Italia nel 2020.
ITALIA
03.05.21 - 11:500
Aggiornamento : 13:25

99mila morti in più nel 2020 a causa della pandemia

I numeri confermano il duro colpo subito dalla Lombardia

ROMA - «Nel 2020 la pandemia da Covid-19 ha prodotto effetti non soltanto, per quanto prevalentemente, sulla mortalità ma anche sulla mobilità residenziale interna e con i Paesi esteri, arrivando a incidere persino sui comportamenti riproduttivi (nell’ultimo mese dell’anno) e nuziali». È quanto scrive l'Istituto nazionale di statistica italiano (Istat) nel suo report Indicatori demografici, riferito allo scorso anno.

Sono 99mila i decessi indotti direttamente e indirettamente dalla pandemia di coronavirus: complessivamente le morti sono state 746mila, il 18% in più rispetto a quelle rilevate nel 2019. Il forte aumento del rischio di mortalità ha anche abbassato la speranza di vita alla nascita complessiva: ora è di 82 anni, con un calo di 14 mesi rispetto al 2019. «L’eccesso di mortalità interessa più il Nord, gli uomini e gli anziani» osserva l'Istat. «Delle 99mila unità stimate come eccesso di mortalità 53mila sono uomini e 46mila donne, a riprova che
la pandemia ha prevalentemente colpito il genere maschile». 

Valutazioni in attesa dei dati dettagliati

L'Istat spiega così come si è arrivati alla cifra di 99mila unità. «Secondo il Sistema di Sorveglianza Nazionale integrata dell’Istituto Superiore di Sanità, nel corso del 2020 sono stati registrati 75.891 decessi attribuibili in via diretta a Covid-19. Tuttavia l’incremento assoluto dei decessi per tutte le cause di morte sull’anno precedente è stato pari a +112mila. Così, se da un lato è possibile ipotizzare che parte della mortalità da Covid-19 possa essere sfuggita alle rilevazioni, dall’altro è anche concreta l’ipotesi che una parte ulteriore di decessi sia stata causata da altre patologie letali che, nell’ambito di un Sistema sanitario nazionale in piena emergenza, non è stato possibile trattare nei tempi e nei modi richiesti».

Si tratta quindi di valutazioni di massima «in attesa degli approfondimenti sui dati dettagliati per causa di morte, che nello specifico ripercorrono le fasi di ciascun singolo decesso del 2020 (dalle cause iniziali alle complicanze, fino alla causa letale ultima)». Se, ad esempio, «nel corso del 2020 si fossero riscontrati i medesimi rischi di morte osservati nel 2019 (distintamente per sesso, età e provincia di residenza e applicati ai soggetti esposti a rischio di decesso) i morti sarebbero stati 647mila, ossia soltanto 13mila in più rispetto all’anno precedente, invece dei 112mila registrati. Ne consegue che la mortalità indotta direttamente/indirettamente da Covid-19 ammonta a 99mila decessi, un livello che può considerarsi come limite minimo. Infatti, nei
primi due mesi del 2020, in una fase antecedente alla diffusione del virus, i decessi sono stati 6.877 in meno rispetto agli stessi mesi del 2019. È dunque lecito ipotizzare che senza la pandemia i rischi di morte sarebbero stati inferiori e non, come qui è ipotizzato ai fini del calcolo, precisamente eguali».

Lombardia duramente colpita

«Tutte le regioni, nessuna esclusa, subiscono un abbassamento dei livelli di sopravvivenza. Tra gli uomini la riduzione della speranza di vita alla nascita varia da un minimo di 0,5 anni (vale a dire 6 mesi di vita media in meno) riscontrato in Calabria, a un massimo di ben 2,6 anni in Lombardia» che, come è noto, è stata la regione italiana colpita più pesantemente dalla pandemia, specialmente nella prima ondata. La provincia di Bergamo, dove per gli uomini la speranza di vita alla nascita è più bassa di 4,3 anni rispetto al 2019, e le province di Cremona e Lodi, entrambe con 4,5 anni in meno, sono in cima alla graduatoria. «In queste tre specifiche realtà sono ingenti anche le variazioni riscontrate tra le donne: -3,2 anni per Bergamo e -2,9 anni per Cremona e Lodi. Dati, questi ultimi, che arretrano le lancette del tempo al 2003».

Sempre meno residenti

La popolazione residente continua a diminuire: al 1° gennaio 2021 si era a quota 59 milioni 258mila, ben lontani dai 60,3 milioni raggiunti nel 2014. Da allora il calo è stato costante e nel 2020 ha toccato le 384mila unità rispetto all'anno precedente.

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