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Dopo i recenti flop, i suprematisti bianchi vogliono riprovarci
AFP
L'unico manifestante che settimana scorsa si è presentato al raduno "White Lives Matter" di New York
STATI UNITI
19.04.21 - 06:300

Dopo i recenti flop, i suprematisti bianchi vogliono riprovarci

Negli Stati Uniti i movimenti estremisti registrano un calo di popolarità dopo l'attacco a Capitol Hill

di Redazione
Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni

WASHINGTON - L’estrema destra ritenta il colpo, organizzando un’altra manifestazione per l’8 maggio. L’invito ad una nuova adunata dei suprematisti bianchi parte ancora una volta dalle chat criptate di Telegram. I fanatici dell’ultra destra si erano dati appuntamento in diverse località americane la scorsa settimana per la marcia “White lives matter”. Uno slogan provocatorio elaborato per opporsi al movimento “Black Lives Matter” che gli estremisti descrivono come un complotto anti-bianco. I gruppi afferenti a White Lives Matter sono stati inclusi già dal 2016 dal Southern Poverty Law Center (uno dei più importanti osservatori sui movimenti razzisti negli USA) nei gruppi d’odio attivi sul territorio nazionale. Eppure l’adunata dei suprematisti si era rivelata un completo flop con pochissime presenze. 

Il merito è anche della fuga di notizie dovuta al lavoro di numerosi attivisti infiltrati nelle chat criptate. Intanto il mese prossimo gli estremisti riproveranno a farsi sentire con una manifestazione. Nel calderone degli estremisti - spiegano gli esperti - un’umanità disorganizzata e varia di neo-Nazisti, negazionisti, complottisti, adepti delle teorie di QAnon, membri del Ku Klux Klan e nostalgici fascisti. Ma dalle analisi degli esperti americani più recenti emerge un dato interessante: i movimenti estremisti negli Stati Uniti registrano una fase calante di popolarità presso l’opinione pubblica causata dal nefasto attacco a Capitol Hill dello scorso 6 gennaio quando una folla di sostenitori dell’ex presidente Donald Trump prese d’assalto il cuore della democrazia vandalizzando la sede del Congresso. Una ferita aperta, con ben 369 processi aperti a carico di rivoltosi accusati di gravissimi crimini federali. Tra gli imputati ci sono gli aderenti a milizie come quelle dei Proud Boys e degli Oath Keepers. Un trend in calo era stato registrato anche nel 2017 subito dopo il tristemente noto raduno “Unite the Right” di Charlottesville in Virginia.

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