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ITALIA
14.04.21 - 11:190

"Sentire le voci" non è più un argomento tabù

Cristina Contini ha iniziato a udire le voci poco più che 19enne dopo un brutto incidente che l'ha mandata in coma.

È riuscita a controllare questo disagio e ha poi iniziato ad aiutare chi aveva il suo stesso problema. Oggi è presidente dell'associazione 'Sentire le voci'.

di Redazione
Francesco Bertolucci

REGGIO EMILIA - È riuscita a controllare questo disagio e ha poi iniziato ad aiutare chi aveva il suo stesso problema.  «All'inizio era come avere due vite: c'era una Cristina pre-coma e una dopo. Iniziai a sentire le voci dopo essere andata in coma, a 19 anni, a causa di un problema durante una operazione. Voci che appartenevano alla vita di qualcuno, vivo o morto che fosse. Uno dei miei primi pensieri fu che dovevo capire perché. Dopo aver cercato aiuto in Italia, lo trovai in Galles. Nel giro di tre anni sono riuscita a rispondere alle mie domande. Poi ho iniziato ad aiutare gli altri». Cristina Contini, oggi presidente in Italia dell'associazione “Sentire le voci”, è una donna che ha usato la sua seconda opportunità per cambiare la vita di centinaia di persone.
Una 'rivoluzione' che forse sarà ricordata come quella di Franco Basaglia per le persone che soffrono di disturbi. Se lo psichiatra veneziano è stato promotore della chiusura dei manicomi in Italia con una legge del 1978 che porta il suo nome, Contini è stata promotrice del far 'uscire' le voci e ridare la propria vita ai
loro uditori.

Dal trauma all'aiuto
La sua storia è l'emblema della forza di volontà. Dopo il trauma, invece di puntare sui farmaci per placare le voci, ha imparato a decodificarle e gestirle. Mentre ha continuato a lavorare, si è sposata e ha fatto un figlio, ha iniziato ad aiutare gli altri a livello personale. Fino a quando nel 2005 il dipartimento di salute mentale di Reggio Emilia l'ha contattata per gestire delle persone e dei gruppi di auto-mutuo-aiuto.

«Iniziarono a chiamarmi le psichiatrie per fare formazione – ricorda – I farmaci sono utili, anche solo per dormire. Ma devi decodificare la causa per conviverci. Ogni voce ha una classificazione, tono, nomi. A un uditore chiedi quante voci hai, chi sono, come si chiamano o se sono 10, 20 o 50? A uno psichiatra non viene in mente. Solo a noi, per esperienza. Con discipline mentali si gestiscono e si dà un senso. Se do' un senso, il volume della voce si abbassa».

Voci da 2500 input al giorno
Le voci – che oltre a essere un numero variabile con specificità diverse, possono dare anche 2500 input al giorno – sono figlie di un trauma che si manifesta a distanza di anni. «Abbiamo visto – spiega – che su quattro uditori, due hanno subito violenza, uno bullismo e altri sono chi ha fatto uso di sostanze, vittime di stalking, mobbing, ipnosi e altro. Ogni forma di disagio ha creato frammentazione che ha preso voce. Accade in genere dopo 4-5 anni dal trauma. Una ragazza che venne da noi a 14 anni, iniziò a sentire le voci perché a 10 anni fu violentata dal branco. La dissociazione salva dopo un trauma, crea un mondo parallelo. Un Matrix».

Nessuna sostituzione con i dottori
Dopo il primo ingresso come gestrice di gruppi, Contini venne chiamata in tutta Italia e come relatrice in congressi internazionali. L'associazione fondata nell'ultima decade di cui è presidente e che conta altri uditori, ha oggi sedi a Reggio Emilia, Brescia e Cagliari. E fa progetti con la sanità pubblica, col prossimo che li vedrà entrare a far parte del metodo di cura. «Siamo complementari – precisa – non ci sostituiamo ai dottori. E quando servono farmaci, vanno dati. È un passo importante perché l'80 per cento degli uditori aiutati col lavoro di equipe (famiglia, psicoterapeuta, psichiatri e ospedali) riprende in mano la propria vita». Come Cristina ha ripreso la sua.

I numeri dei malati sono destinati ad aumentare
Questo disturbo è tipicamente identificato come schizofrenia, e stando agli studi sulle malattie sessuali è stato rilevato che su 100 schizofrenici, circa l'80% dei diagnosticati sente regolarmente le voci. Nel mondo, secondo i dati dell'Organizzazione mondiale della sanità, sono in tutto 24 milioni le persone che ne soffrono e appartengono a tutte le classi sociali con percentuali simili tra uomini e donne. I numeri di persone che soffrono di questo disturbo, probabilmente sono destinati ad aumentare a causa della pandemia. Uno studio fatto nel Regno Unito ha riscontrato allucinazioni visivo-uditive in pazienti post Covid e terapia intensiva e al contempo, come termine di paragone, trovato conferma che nei cinque anni successivi alla Spagnola e alla Sars 2 ci sono state fenomenologie neurologiche non definite nella popolazione.

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