Keystone
PAESI BASSI
03.03.21 - 17:010
Aggiornamento : 17:22

Dall'Aja un'indagine sui «presunti crimini» in Palestina

La Corte penale internazionale ha aperto un'inchiesta in quanto c'è una «base ragionevole per procedere»

Mentre dalla Palestina giungono messaggi di soddisfazione, la reazione di Israele è molto dura.

L'AJA - La Corte penale internazionale ha dichiarato di avere aperto un'inchiesta sui «crimini» che si «presume siano stati commessi» a partire «dal 13 giugno 2014» in Palestina.

L'annuncio è arrivato tramite una dichiarazione pubblicata dalla Corte stessa: «Oggi confermo l'avvio da parte dell'Ufficio del Procuratore della Corte penale internazionale (CPI) di un'indagine sulla situazione in Palestina» ha affermato nella nota la procuratrice Fatou Bensouda.

La decisione di aprire un'indagine giunge dopo un «minuzioso esame preliminare» che è durato «quasi cinque anni», informa Bensouda, «durante i quali sono stati svolti anche regolari incontri con i rappresentanti dei governi di Palestina e Israele».

Secondo i risultati dell'indagine preliminare, consultabili qui, «c'è una base ragionevole per procedere», e alle vittime palestinesi e israeliane, oltre che alle comunità colpite, si invita alla pazienza. 

L'indagine, prosegue Bensouda, «sarà condotta in maniera indipendente, imparziale e obiettiva, senza timori o favori». In tal senso, la CPI conta sul sostegno e sulla cooperazione di tutte le parti coinvolte, «per determinare come la giustizia possa essere servita al meglio».

Per capire l'ambito territoriale della giurisdizione, una richiesta specifica era già stata inoltrata ai giudici della Camera preliminare della CPI, che hanno confermato che «la Corte può esercitare la sua giurisdizione penale nella situazione in Palestina».

Le prime reazioni - L'Autorità nazionale palestinese (Anp) ha appreso con soddisfazione la notizia della decisione della Cpi di aprire un'indagine, scrivendo in un comunicato ripreso dall'agenzia Keystone-SDA che si tratta di un passo «lungamente atteso» e funzionale «all'incessante ricerca palestinese di giustizia e responsabilità, pilastri indispensabili della pace che il popolo palestinese cerca e merita».

L'Anp ha poi comunicato di aver offerto la propria piena collaborazione all'inchiesta.

Toni completamente diversi quelli che provengono dal premier israeliano Benyamin Netanyahu, che ha definito il Tribunale dell'Aja «prevenuto» e ha dichiarato che «Israele da questa sera è sotto attacco».  Secondo il Primo Ministro, la decisione odierna è «l'essenza dell'antisemitismo e dell'ipocrisia».

Il Tribunale - ha continuato Netanyahu - «ha stabilito che i nostri soldati, eroici e morali, che combattono contro i terroristi fra i più crudeli sulla terra, proprio loro sono i criminali di guerra».

«Il Tribunale ha stabilito che quando noi costruiamo una casa nella nostra capitale eterna Gerusalemme questo - ha aggiunto - è un crimine di guerra. Un Tribunale composto per impedire che si ripetessero gli orrori compiuti a danno del popolo ebraico, si esprime adesso contro lo stato del popolo ebraico e non dice una parola contro l'Iran, la Siria ed altri regimi totalitari i quali davvero si macchiano di crimini».

«Di fronte ad un Tribunale così prevenuto resta solo una cosa da fare: combattere per la verità in tutte le assisi, difendere ogni soldato, ogni comandante, ogni cittadino. Combatteremo per la verità fino a quando - ha concluso - questa decisione scandalosa sarà annullata».

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