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STATI UNITI
26.02.21 - 09:230
Aggiornamento : 13:10

Attacchi in Siria: quando Biden e la sua portavoce criticavano Trump

Dopo il raid nella notte, emergono tweet che fanno indignare anche i sostenitori del neopresidente.

Nelle sue promesse elettorali Biden scriveva: «L'uso della forza dovrebbe essere la nostra ultima opzione». Dopo 36 giorni alla Casa Bianca, però, ha già bombardato in Siria.

WASHINGTON - La notizia dell'attacco americano in Siria ordinato da Joe Biden non ha fatto in tempo a diffondersi che subito sono riemersi tweet in cui il neopresidente americano, allora solo un candidato, e la sua portavoce, Jen Psaki, criticavano i raid nel Paese mediorientale condotti da Donald Trump. E sui social, gli apparenti doppi standard del nuovo inquilino della Casa Bianca e i dubbi sulle sue vere priorità stanno già facendo discutere.

«Qual è l'autorità legale per gli attacchi?», scriveva nell'aprile del 2017 Psaki in seguito a un raid ordinato da Trump. «Assad è un dittatore brutale, ma la Siria è un Paese sovrano», aggiungeva.

In un tweet dell'ottobre 2019, l'allora candidato democratico alla Casa Bianca, Joe Biden, criticava invece l'«impulsività» dell'allora comandante in capo americano: «Questo pomeriggio discuterò delle recenti azioni di Donald Trump in Siria e di come le sue decisioni imprevedibili e impulsive mettano in pericolo le nostre truppe e ci rendano meno sicuri», scriveva il 78enne. Si parlava allora di ritiro delle truppe americane dal Paese mediorientale.

I cinguettii di Psaki e Biden e la decisione stessa di agire in Siria anziché occuparsi di altre priorità hanno generato una sequela di commenti negativi e sarcastici su Twitter. 

A cominciare dalla deputata progressista Ilhan Omar, che non è esattamente una sostenitrice del moderato presidente democratico, membro del suo stesso partito. «Bella domanda», scrive sarcastica come fa notare Fox News la 38enne di origine somala condividendo il vecchio tweet in cui l'attuale portavoce della Casa Bianca chiedeva quale «autorità legale» avesse Trump per bombardare la Siria.

Con l'hashtag #syria, già di tendenza negli Stati Uniti, però, le critiche alla decisione del presidente americano si sprecano.

«Abbiamo detto "Cancella il debito studentesco" non "Bombarda la Siria"», scrive per esempio l'attivista per i diritti degli afroamericani Zellie Imani.

«La Siria è stata bombardata più in fretta di quanto abbiate ricevuto i vostri assegni da 2'000 dollari» per la ripresa dopo il Covid-19, ironizza un ex membro del comitato di consulenti per la politica estera della campagna elettorale di Donald Trump del 2016, George Papadopoulos.

«Non abbiamo fatto diventare blu la Georgia perché Biden conducesse raid aerei in Siria», ricorda dal canto suo l'attore afroamericano Ja'Mal Green facendo riferimento alla vittoria democratica nello Stato del Sud. «Abbiamo fatto diventare blu la Georgia per i nostri assegni per la ripresa da 2'000 dollari», continua.

Persino la celebre pornoattrice americana-libanese Mia Khalifa attacca il neo presidente democratico, sempre sul tema dello "stimolo" per la ripresa. «A Biden è servito meno di un mese in carica per bombardare la Siria, ma dov'è l'assegno per lo stimolo al quale io non ho diritto!!!!», si chiede.

Jack Posobiec, pur noto complottista della destra alternativa americana, ricorda invece, non completamente a torto, un altro tweet di Biden, del gennaio 2020. «Siamo chiari: Donald Trump non ha l'autorità di trascinarci in una guerra con l'Iran senza l'approvazione del Congresso», scandiva l'allora candidato alle primarie democratiche. «Un presidente non dovrebbe mai portare questa nazione in guerra senza il consenso informato del popolo americano», aggiungeva.

«Questo è il tipo che ha appena bombadato la Siria», il commento di Posobiec.

Che l'uso della forza in politica estera facesse parte delle intenzioni di Biden, però, era scritto nero su bianco sul suo programma elettorale. «Come presidente, Biden non esiterà mai a proteggere il popolo americano, compreso se necessario attraverso l'uso della forza», si legge ancora sul sito della sua campagna elettorale. «Ma l'uso della forza dovrebbe essere la nostra ultima opzione, non la prima», precisa il testo. 

C'è da chiedersi se, a soli 36 giorni dal suo insediamento, Joe Biden sia già arrivato alla sua «ultima opzione» in Siria. È più probabile che, per giustificare la sua scelta, il neopresidente americano si concentri sulla prima parte della sua promessa: «Non esiteremo mai a proteggere il popolo americano, compreso se necessario attraverso l'uso della forza». 

Commenti
 
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Tenero72 1 mese fa su tio
Cambiano i presidenti, ma sopra di loro resto lo stesso “governante”....
Tato50 1 mese fa su tio
Occhio per occhio per far capire che toccare gli USA anche fuori dal loro territorio ci si può fare male ;-))
Baba 1 mese fa su tio
non capisco perché la gente si meraviglia??? usa = guerra
Equalizer 1 mese fa su tio
L'agire di Biden mi ricorda un vecchio video satirico dei Genesis con Ronald Regan.
Pongo 1 mese fa su tio
eh ma sostiene i neri e le donne quindi va bene ed è bravo <3
Roger1980 1 mese fa su tio
@Pongo già 😂
seo56 1 mese fa su tio
Adesso tutti a rimpiangere Trump!!
cle72 1 mese fa su tio
@seo56 Io no di sicuro!
Uluru 1 mese fa su tio
Beh, se vuole il nobel per la pace deve iniziare subito a bombardare
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