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Nel 2020 il numero delle persone morte in Giappone è calato rispetto al 2019

GIAPPONENel 2020 il numero delle persone morte in Giappone è calato rispetto al 2019

24.02.21 - 06:30
È la prima contrazione in 11 anni, gli esperti pensano che sia dovuto a un "effetto collaterale" delle misure anti-Covid
keystone-sda.ch / STF (Eugene Hoshiko)
Nonostante la pandemia, nel 2020 in Giappone sono morte meno persone rispetto all'anno precedente.
Nonostante la pandemia, nel 2020 in Giappone sono morte meno persone rispetto all'anno precedente.
Nel 2020 il numero delle persone morte in Giappone è calato rispetto al 2019
È la prima contrazione in 11 anni, gli esperti pensano che sia dovuto a un "effetto collaterale" delle misure anti-Covid

TOKYO - Nel 2020 il Giappone ha avuto meno decessi rispetto all'anno precedente, nonostante l'impatto sul territorio nazionale della pandemia di coronavirus.

Lo affermano i dati preliminari pubblicati lunedì dal ministero della Salute. Lo scorso anno c'è stato un calo della mortalità pari allo 0,7%. I 9'373 deceduti in meno segnano la prima contrazione dopo 11 anni di crescita costante, spiegano i media nipponici. 

Come si spiega questa contrazione, in un periodo di tempo fortemente segnato dalla pandemia e che ha visto picchi spaventosi in moltissime nazioni? Negli ultimi 12 mesi 7'577 giapponesi sono deceduti a causa del Covid-19 su un totale di 426'225 contagi accertati, secondo i dati raccolti dalla Johns Hopkins University. Gli esperti ipotizzano che sia merito di un "effetto collaterale" delle misure di contenimento: una maggiore igiene delle mani e le mascherine indossate in modo capillare avrebbero provocato un crollo verticale delle infezioni legate all'influenza stagionale.

L'incremento dei decessi nell'ultimo decennio è visto dalle autorità come una conseguenza inevitabile dell'invecchiamento generale della popolazione. Un fenomeno che prosegue anche nel 2020, alla luce del calo delle nascite. Sono 872'683 i bambini venuti al mondo, il 2,9% in meno rispetto all'anno precedente. Si tratta di una stima che potrebbe essere ulteriormente rivista al ribasso, avvertono però le autorità sanitarie nazionali.

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