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ITALIA
22.01.21 - 07:000

Con gli stadi senza pubblico i calciatori rendono meno

Le partite di calcio a porte chiuse generano demotivazione, e sempre più spesso le squadre hanno un calo di rendimento

di Redazione
GIORGIA CIMMA SOMMARUGA

MILANO - Nicolò Ferrari, con un passato da calciatore professionista, oggi è mental coach, una figura molto richiesta pure dai campioni per far fronte a questa situazione in piena pandemia. Laureato in Psicologia con un Master in Psicologia dello Sport e uno in Coaching sportivo mirato al calcio, Ferrari è libero professionista dal 2014 e titolare della NEST Football, che ha fondato nel 2019, e segue i calciatori per incrementare la loro forza mentale, dai giovanissimi alla serie A.

Di cosa si occupa la NEST Football?
«Durante la mia carriera da professionista mi sono reso conto che nello spogliatoio si sentono lamentele su più fronti: molti brontolano così tanto che perdono di vista la loro strada e non cercano soluzioni costruttive. La NEST ha elaborato un metodo di lavoro che si concentra in modo mirato sulle problematiche di ciascuno: aiutiamo il singolo, e di conseguenza la squadra, a non perdere di vista l’obiettivo».

Questa situazione è peggiorata con gli incontri a porte chiuse?
«I calciatori più esperti abituati al pubblico hanno fatto fatica soprattutto nelle prime gare, sono come usciti dalla loro comfort zone, prendendo le partite come amichevoli perché non c’erano più spettatori. Invece per i giocatori che percepivano lo stadio pieno come uno stress, questa situazione è andata a beneficio delle loro prestazioni. In psicologia si dice che la performance è data dal potenziale meno le distrazioni: per questi giocatori la performance migliora, perché il loro potenziale si evidenzia meglio senza che il pubblico li possa disturbare».

Quanto influisce il “non-giudizio” dei tifosi?
«Dipende. Per i calciatori abituati a giocare con lo stadio pieno la parola d’ordine senza un pubblico critico era diventata “noia”, dovevano ritrovare la concentrazione in assenza di stimoli. Mentre i giocatori che avevano difficoltà a confrontarsi con il giudizio altrui, ne hanno tratto beneficio e sono esplosi perché si sentivano più a loro agio».

E il fattore trasferta?
«Oggi la partita fuori casa è data solo da un viaggio. Assistiamo a un ribaltamento della situazione: mancando gli spettatori quando va a giocare fuori casa, una squadra non subisce più gli stimoli negativi della tifoseria avversaria, quindi sbaglia meno, è più concentrata e prende coraggio. Dall’altro lato, chi gioca in casa tende ad abbassare la guardia, perché non ha quel supporto del pubblico amico che avrebbe normalmente in una situazione di difficoltà».

Che ruolo ricopre l’allenatore in questa pandemia?
«Oggi è una figura chiave: giocando a spalti vuoti è lui l’ispirazione principale. E anche l’unico che giudica. Un buon allenatore oggi deve creare uno stimolo e una carica emotiva di elevato livello all’interno della propria squadra per sopperire all’assenza del pubblico. L’esempio più lampante viene da una neopromossa in serie A come lo Spezia, il cui tecnico è molto bravo a valorizzare ognuno dei suoi giocatori a favore dell’intero gruppo».

Il tifo severo sui social mette in crisi il sistema
Oggi il tifoso non è più allo stadio ma sui social: «Solitamente il calciatore segue i commenti sotto una sua foto, a maggior ragione in questo periodo», precisa Nicolò Ferrari. «Persone che hanno una identità più formata leggono l’insulto e ci passano sopra. Personalmente, aiuto l’atleta anche in questo ambito, lo consiglio su che cosa scrivere sulla sua pagina, di solito prima o dopo la gara». Il Covid ha accelerato il processo del tifo virtuale. «A un ragazzo che non sa ancora gestire il giudizio altrui, come mental coach sconsiglierei di usare i social ora. Tutto però dipende dal livello di consapevolezza in cui si trova il calciatore, e questo non è giustificato dall’età. Pensiamo a un giocatore esperto che sente la pressione quando pubblica un post in seguito a un obiettivo mancato». Il momento è delicato: «Prima dovrà ricostruire le certezze perse, poi potrà riprendere in mano il suo profilo social. Infatti il calcio di oggi è frenetico, è un mondo più volubile, e le prestazioni vengono monitorate addirittura di settimana in settimana».

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