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L'ultimo decreto ministeriale potrebbe dare una mazzata decisiva al turismo della montagna.
ITALIA
15.01.21 - 19:430

Il 'sistema montagna' è pronto a gettare la spugna

«Mi sembra abbastanza inverosimile che la stagione possa partire il 15 febbraio» dicono dalle associazioni di categoria

AOSTA - Dopo l'ulteriore rinvio da parte del governo della partenza dello sci, ora spostata al 15 febbraio, incomincia a mostrare qualche crepa la resilienza del 'sistema montagna' che fino a ora aveva invece dimostrato fiducia nella possibilità di riaprire quest'anno seggiovie e alberghi.

«Mi sembra abbastanza inverosimile che la stagione possa partire il 15 febbraio, io non sono così ottimista», confessa Irene Ghezzi, presidente dell'Associazione nazionale esercenti funiviari (Anef).

I comprensori sciistici italiani fatturano più di un miliardo di euro a stagione e generano un indotto che vale sette volte tanto, secondo alcune stime. C'è ora il rischio di una crisi senza precedenti, quantificata in almeno 11 miliardi di euro, che potrebbe abbattersi sul delicato equilibrio socio-economico delle 'terre alte' italiane. «Il tema è ora quello dei ristori che devono consentire la sopravvivenza delle imprese almeno fino al dicembre 2021», spiega Ghezzi. Le regioni di montagna hanno già messo sul tavolo del governo una richiesta di almeno 4-5 miliardi.

Tra tutte le regioni, è la piccola Valle d'Aosta quella che più dipende dal turismo alpino. È da qui parte il grido di dolore degli albergatori: «Gli ultimi decreti mettono definitivamente una pietra tombale su questa stagione invernale, gli albergatori di montagna si mettano il cuore in pace e lascino chiuse le proprie strutture per tutto l'inverno», spiega Filippo Gérard, presidente dell'associazione che riunisce le attività ricettive valdostane. «In questa situazione - prosegue - siamo costretti a dare un consiglio paradossale ai colleghi che sono così disperati che vorrebbero aprire a tutti i costi, ma la disperazione offusca la ragione: state fermi, rimanete chiusi, fate i conti, se si apre aumentano solo le spese di gestione senza possibilità di clientela».

Se dal cuore delle Alpi ci si sposta sull'Appennino la situazione non cambia. «Il Dpcm appena firmato ha confermato il blocco degli impianti di risalita sono stati persi fino a oggi milioni di euro e ci sono migliaia di persone ferme in attesa di poter tornare a lavorare. Ancora una volta la montagna è costretta a pagare un prezzo troppo alto», lamenta Lorenzo Berardinetti, presidente Uncem Abruzzo. Intanto la Regione Emilia Romagna stanzia un contributo una tantum di 5.000 euro a favore di 298 imprese del settore dell'ospitalità turistica in Appennino, per una cifra complessiva che sfiora il milione e mezzo di euro.

«La montagna ha bisogno di ristori - dice ancora Gérard - affinché le aziende possano arrivare vive nel momento in cui ci sarà la ripartenza, altrimenti sarà un'ecatombe d'imprese e di posti di lavoro».

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