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STATI UNITI
28.12.20 - 06:000

La crisi degli oppioidi si aggrava sotto il tallone del Covid

Le morti per overdose nella capitale americana sono in aumento. E la pandemia mette l'accento alla crisi

di Redazione
Manuela Cavalieri e Donatella Mulvoni

WASHINGTON D.C: - La capitale degli Stati Uniti sta affrontando una delle peggiori crisi della sua storia. È la crisi da dipendenza da oppioidi la questione più cocente sul tavolo del sindaco Muriel Bowser. Sul banco degli imputati finisce il fentanyl, pericolosissima droga sintetica che negli ultimi anni sta letteralmente facendo strage.

A Washington D.C. sono state 282 le morti per overdose, almeno fino alla fine dell’estate. A peggiorare una situazione già tremenda, è arrivata la pandemia. Oggi le morti per overdose sono più alte di quelle legate a incidenti stradali.

Le associazioni chiedono ai legislatori di considerare l’emergenza un problema sanitario e non soltanto una questione criminale. Ne abbiamo parlato con Jennifer Loken che per la fondazione Whitman-Walker Health (WWH) si occupa delle attività per combattere le dipendenze.

L’organizzazione ha come focus essenziale quello di garantire un accesso equo alla sanità a tutti i cittadini, soprattutto alle minoranze come quella Lgbtq. «Ci preoccupa l’aumento delle overdose da oppiacei – ci dice Loken – occorre affrontare la questione immediatamente». La Whitman-Walker Health lo fa da oltre trent’anni nella capitale. «A Washington la crisi legata agli oppiacei sta colpendo in maniera completamente sproporzionata la comunità afroamericana. La stessa cosa, purtroppo, accade anche per il Covid-19 che infetta e uccide più afroamericani che bianchi».

Un problema endemico nella capitale americana. «È evidente come le questioni sociali influenzino la salute delle persone». Sono tanti i pazienti a Washington che a causa della pandemia non hanno accesso non solo alle strutture sanitarie, ma anche alle provviste di medicinali specifici. La pandemia, ci spiega Loken, ha fatto precipitare ulteriormente una situazione già oltremodo precaria. «Basti pensare al fatto che a causa della pandemia, molte delle persone che assistiamo devono fare ricorso alla telemedicina». In questo caso a essere messe in evidenza sono ancora una volta le disparità. Stavolta nello specifico tra coloro che hanno accesso alla tecnologia e coloro che invece non lo hanno. 

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